La terapia dei videogiochi: "Il nostro mondo virtuale libera i ragazzi speciali"

La sfida dei giovani ingegneri e programmatori di Aries Tech a Seregno: allo studio software che aiutano le persone autistiche o depresse a socializzare.

La terapia dei videogiochi: "Il nostro mondo virtuale libera i ragazzi speciali"
La terapia dei videogiochi: "Il nostro mondo virtuale libera i ragazzi speciali"

Nel cuore della Brianza si progetta e si realizza il futuro: videogiochi che aiutano i bambini e ai ragazzi autistici a socializzare, programmi di realtà virtuale che alleggeriscono il lavoro ripetitivo nelle fabbriche e persino videogiochi che potrebbero trasformare il passatempo in un lavoro facendo guadagnare (bitcoin) ai giocatori. Il futuro si trova a Seregno, in via Magenta, proprio accanto alla stazione ferroviaria dove Luca Vajani, 44 anni milanese di nascita ma ormai brianzolo d’adozione, ha creato Aries Tech. Si tratta di una azienda specializzata nello sviluppo di software, web e app.

Un sogno diventato realtà dove nello stabile che per anni ha ospitato un supermercato adesso c’è un incubatore di cervelli: 12 ingeneri informatici che guidati da Vajani trasformano in presente il futuro. Professionisti tutti del territorio. Un’avventura iniziata nel 2011 quando Vajani, diplomato al liceo artistico e autodidatta nel campo dell’informatica, dopo il servizio militare ha iniziato a lavorare come programmatore in diverse aziende affinando e migliorando quella passione che poi è diventata il lavoro. "Dall’oggi al domani l’azienda per la quale lavoravo ha chiuso – racconta –. A quel punto ho aperto prima un’agenzia di comunicazione che ha lavorato anche per Expo 2015, poi mi sono concentrato solo sulla parte di programmazione e software". Così che nell’ex supermercato di Seregno gli ingegneri informatici sviluppano giochi e progetti che migliorano la qualità della vita dei lavoratori e delle persone in difficoltà.

Tra questi la realizzazione di un videogioco pensato per aiutare le persone autistiche ad uscire dal loro isolamento: "Il progetto è ancora allo studio e in fase embrionale. Lo abbiamo pensato e lo stiamo sviluppando dopo che un cliente, che ha un figlio autistico, ci ha richiesto la creazione di un videogioco". A questo punto Vajani e il suo team hanno pensato di fare un passo in avanti: "Abbiamo deciso di non fermarci solo all’aspetto ludico, ma di andare oltre, di dare un valore sociale alle nostre creazione. Già in passato avevamo lavorato allo sviluppo di un videogioco che aveva anche lo scopo di suscitare precise reazioni nella sfera psicologica, aiutando anche le persone ad uscire dalla depressione. Il tutto in collaborazione con psicologi e scienziati". Il progetto è ancora in fase di sviluppo, ma Luca Vajani e la sua squadra non si arrendono e malgrado le difficoltà sperano di poterlo promuovere su ampia scala e non solo per un mercato di nicchia. Non solo: nell’incubatore di idee di Seregno i videogiochi si creano anche per “preparare“ gli operai all’utilizzo dei nuovi macchinari senza dover fermare la produzione per la formazione.

"Abbiamo realizzato un videogioco, una sorta di sistema che simula il funzionamento di un nuovo tornio – spiega Vajani –. Gli operai imparano ad usarlo giocando. Sono previste ‘gratification’ per le varie prove superate e come in ogni videogioco il giocatore prova a superare il livello per accedere a quello successivo. Così, stimolati a fare sempre meglio si perfezionano per arrivare all’uso del macchinario giocando". In una sorta di pausa ludica affinano la formazione e intanto la produzione non si ferma.