Il sindaco commemora le Foibe: "Conosciamo la nostra storia"

Le parole di Pietro Cerlienco, figlio di un esule di Zara e ora presidente del comitato locale: "La Brianza è stata terra di accoglienza: una targa ricorda i profughi che furono ospitati in Villa Reale".

Il sindaco commemora le Foibe: "Conosciamo la nostra storia"

Il sindaco commemora le Foibe: "Conosciamo la nostra storia"

Una cerimonia sentita e partecipata ha ricordato le vittime delle Foibe a Monza ieri mattina, di fronte al monumento che in via Martiri delle Foibe ne onora la memoria. La ricorrenza - che corrisponde al giorno in cui, nel 1947, fu firmato il trattato di Parigi che assegnò alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia – oltre alle vittime barbaramente uccise nelle Foibe solo per il fatto di essere italiane, commemora l’esodo di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra, di cui un grande numero immigrò anche in Lombardia e in Brianza. Per questo l’incontro, oltre che dal Comune di Monza e dalla Provincia di Monza e Brianza, viene realizzato con la collaborazione dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia-Comitato provinciale di Monza e Brianza, rappresentato per l’occasione da diversi profughi divenuti cittadini brianzoli e dal presidente Pietro Cerlienco, figlio di un esule zaratino. "Per noi è importante questo abbraccio istituzionale - commenta Cerlienco -, ci sentiamo rispettati nella nostra sofferenza e nella nostra storia. Per troppi anni questo abbraccio è stato negato. Noi come Comitato siamo presenti in tutto il territorio provinciale. La Brianza per noi è stata terra di accoglienza: a suggello di questo c’è una targa anche in Villa Reale che ricorda i profughi che vennero lì accolti e ospitati. Continueremo a farci custodi di questa memoria".

"Ricordare il carico di sofferenza e di brutalità degli orrori delle foibe e il peso infinito nel cuore degli esodati per l’allontanamento dalla terra in cui vivevano - afferma il sindaco Paolo Pilotto - è contemporaneamente un invito a conoscere la propria storia e ad esercitare uno spirito critico nei confronti di ogni violenza e sopraffazione. C’è una linea, una catena che collega il Giorno della Memoria, questa giornata, il 25 aprile, il primo maggio: far riflettere un popolo sul presente e sull’importanza degli strumenti del dialogo per tenere unita la comunità".