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15 apr 2022

Cicloficcina sfrattata, una petizione per salvarla

Ermanno Bernardi da anni è un punto di riferimento in largo Mazzini in centro ma rischia l’allontanamento

Il lavoro di Ermanno Bernardi è molto apprezzato da anni da ciclisti e appassionati
Il lavoro di Ermanno Bernardi è molto apprezzato da anni da ciclisti e appassionati
Il lavoro di Ermanno Bernardi è molto apprezzato da anni da ciclisti e appassionati

Il furgone della Ciclofficina mobile disturberebbe alcuni monzesi e il proprietario, se vuole continuare ad aggiustare le bici e a vendere i pezzi di ricambio in piazza, lo può fare. Purché non parcheggi il furgone nel centralissimo largo Mazzini. Così che da ieri mattina la Ciclofficina non è più in piazza e lui ha avviato una petizione on line (sulla piattaforma change.org) per poter continuare a lavorare (con il furgone) offrendo quel servizio che da anni garantiva agli appassionati della bicicletta che ogni martedì, giovedì e sabato sapevano di trovarlo dalle 9 alle 19 a pochi passi dalla fontana. La Ciclofficina mobile effettua i servizi di ritiro e consegna a domicilio a Monza e in Brianza, al negozio mobile di Ermanno si possono acquistare anche accessori e ricambi, oltre a vendere la vecchia bicicletta che ormai non si utilizza più.

"Mi è stato comunicato - spiega Ermanno Bernardi - che tanti monzesi sarebbero “disturbati” dalla presenza del furgone accanto al gazebo, ecco perché sono qui a chiedervi di firmare questa petizione, siamo convinti che non sia così e che molti di voi ritengano invece importante il servizio che garantiamo alla città con passione e professionalità". Da qui la decisione di organizzare una raccolta on line: tantissime le adesioni, le persone che hanno sottoscritto la richiesta di poter continuare a lavorare con il furgone in piazza. Il primo firmatario è stato il consigliere comunale Paolo Piffer. "Ermanno con la sua attività offre un servizio importantissimo alla città: incentiva l’uso della bicicletta e promuove la cultura della sostenibilità ambientale. Sarebbe davvero grave se fosse messo nelle condizioni di non poter più lavorare".

Barbara Apicella

© Riproduzione riservata

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