Attanasio, parola al giudice: "La nostra ultima speranza"

Domani anche il padre del diplomatico sarà a Roma per l’udienza preliminare. Verrà deciso se concedere l’immunità ai due funzionari Onu imputati.

Attanasio, parola al giudice: "La nostra ultima speranza"

Attanasio, parola al giudice: "La nostra ultima speranza"

Si torna in Tribunale a Roma per il processo sulla morte dell’ambasciatore Luca Attanasio: l’associazione Amici di Luca lancia l’allarme: "È l’ultima occasione, se il giudice riconoscerà l’immunità diplomatica agli imputati non sapremo mai la verità". L’udienza doveva essere celebrata il 21 dicembre e ancora prima il 30 novembre, ma è stata sempre rinviata. Domani a mezzogiorno nell’aula A del Tribunale di Roma il giudice per l’udienza preliminare dovrà decidere se rinviare a giudizio i funzionari dell’Onu accusati di avere avuto delle responsabilità nell’agguato del 22 febbraio 2021 che è costato la vita all’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, originario di Limbiate, al carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci e al loro autista Mustapha Milambo. All’udienza è stato convocato il ministero degli Esteri per fornire chiarimenti. Il giudice deve capire quali sono le condizioni e la prassi per il riconoscimento dell’immunità diplomatica ai funzionari dell’Onu in caso di eventuale coinvolgimento in un processo penale in Italia. "Quella di domani – spiega il direttivo dell’associazione Amici di Luca – è quasi sicuramente l’ultima udienza preliminare. Se il Gup riconoscerà l’immunità, il processo sarà archiviato e si interromperà la ricerca della verità sul triplice omicidio. Se invece il Gup rigetterà la richiesta, allora si aprirà uno spiraglio".

L’associazione nata a Limbiate con il coinvolgimento di numerose altre associazioni del territorio per ricordare la figura esemplare di Luca Attanasio, punta a tenere alta l’attenzione, "condizione indispensabile perché la Procura di Roma non si trovi a operare isolata dalla società civile". Domani a Roma ci sarà ancora una volta Salvatore Attanasio, padre di Luca, presente ad ogni udienza, fino al viaggio a vuoto del 21 dicembre scorso. "Nessuno ci ha ancora spiegato perché per l’uccisione di un rappresentante ufficiale dello Stato italiano, questo stesso Stato non si costituisce parte civile nel processo, come invece fa, onorevolmente, per la tragedia di Cutro o per l’uccisione di Giulio Regeni", ha ribadito il padre di Luca. Spiegando di essere ancora in attesa di una spiegazione chiesta direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro degli Esteri, Antonio Tajani.