Giuseppe Sala, sindaco di Milano
Giuseppe Sala, sindaco di Milano

Milano, 5 luglio 2020 - Fa autocritica su alcune scelte fatte e si mostra molto stanco. Confessa addirittura di passare notti insonni a causa delle preoccupazioni per il futuro di Milano in tempi di coronavirus.

Il sindaco Giuseppe Sala, in un’intervista a Selvaggia Lucarelli sul sito The Post Internazionale (Tpi) riparte dalla polemica sullo smart working: "Mi sono espresso male, ho sbagliato nel dire 'torniamo a lavorare' come se da casa non si lavorasse. Avrei dovuto dire “torniamo in ufficio altrimenti facciamo morire una parte della città”". Era uno dei videomessaggi “Buongiorno Milano”, pratica comunicativa ora accantonata. Il primo cittadino sta ripensando anche all’uso di Instagram: "Ho avuto un lungo periodo in cui usarlo mi piaceva e forse mi ha attirato anche delle simpatie. Con il lockdown l’ho usato per fini politici e ora sono in una grande difficoltà. Perché appena faccio qualcosa, mentre prima era accolta con ironia, adesso c’è molta ostilità generale". Il futuro di Milano, intanto, resta incerto. "Io penso che avremo uno o due anni di grandi sofferenze".

Non solo. Sala non nasconde di essere stanco. Una condizione non ideale per decidere se puntare su altri cinque anni a Palazzo Marino: "Quando cinque anni fa dovevo decidermi se candidarmi ho fatto il Cammino di Santiago. Ora non riesco. Allora mi sono comperato una bici da corsa e rifletterò in sella durante le mie vacanze liguri". Decisione delicata, anche perché un conto era guidare la Milano lanciatissima del pre-Covid, un altro amministrare una città in crisi. "Stavo chiudendo un mandato che non dico fosse stato trionfale, ma era andato molto bene, e mi sono ritrovato con giudizi ripensati in funzione Covid. Sono mesi di sofferenza enorme. È la prima volta in cui dormo male e soffro. Ero arrivato a 62 anni senza il problema dell’insonnia, ora mi alzo, ho pensieri, non riesco a liberarmene". L’incubo di Sala è dover tagliare i servizi. "Ma per sostenere questo periodo, Milano potrebbe indebitarsi per un miliardo di euro".

L’ultima nota riguarda le parole del sindaco sulle periferie contenute nella prima versione dell’intervista: "A Corvetto non c’è stato alcun cambiamento dal punto di vista urbanistico, c’è un mix sociale esplosivo e la metropolitana che non arriva rende più complessi i trasporti". Una gaffe, per i leghisti Paolo Bassi e Stefano Bolognini, perché a Corvetto ci passa la M3. La rettifica di Sala non si fa attendere: "Erano considerazioni sul Corvetto della Lucarelli, a cui io ho distrattamente risposto “eh si’”, non erano parole mie. Ho deciso io di portare gli uffici del Comune al Corvetto, anche perché a due passi dal metro. Se la critica della destra è questa, torno a dormire la notte". La Lucarelli, alla fine, dà ragione al sindaco e modifica il passaggio: "La metropolitana che non arriva in alcune periferie rende più complessi i trasporti". Caso chiuso.