Milano vista dall'alto
Milano vista dall'alto

Milano, 13 novembre 2019 - Per Pietro Foroni, assessore regionale al Territorio, e per il centrodestra si tratta «di un provvedimento unico in Italia, non di un provvedimento contro Milano». Il Pd rivendica, invece, di averne «limitato i danni» e di aver voluto tutelare «tutti i Comuni». Per il Movimento 5 Stelle sarebbe servito ben altro. Posizioni riferite alla legge sulla rigenerazione urbana così come approvata ieri dal Consiglio regionale. Favorevoli Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Contrario il Pd. Astenuti i Lombardi Civici Europeisti e Patrizia Baffi, di Italia Viva, mentre i pentastellati non hanno partecipato al voto. Una legge sulla quale nei giorni scorsi si è acceso il dibattito: critici i consiglieri regionali Carmela Rozza e Matteo Piloni, entrambi del Pd, ma anche Pierfrancesco Maran, assessore milanese all’Urbanistica. Ecco allora le modifiche varate ieri rispetto al testo originale, già riportato.

La legge prevede di riconoscere a chi investe in interventi di rigenerazione fino al 20% in più di volumetrie rispetto alle esistenti. Nel caso degli immobili degradati e dismessi, ovvero nei casi più gravi, la percentuale è decisa da automatismi inseriti nella legge. Non è finita: chi investe in interventi di recupero può avere fino al 60% di sconto sugli oneri di urbanizzazione. Per effetto degli emendamenti presentati ieri dal Pd e condivisi dalla maggioranza, nonché delle proteste di Milano, si è deciso che il bonus volumetrico sarà calcolato non più sulla base delle volumetrie esistenti ma sulla base dell’indice edificatorio previsto dai Comuni nell’area in questione. Inoltre si è stabilito il bonus potrà essere rimodulato dai Comuni. E, terza modifica, i Comuni al di sotto dei 20mila abitanti potranno derogare agli automatismi di calcolo del bonus previsti dalla legge in modo da poter meglio tutelare il proprio paesaggio.

Questa è stata la sintesi tra quanto chiesto dal Pd – consentire ai Comuni di avere voce in capitolo – e quanto recepito dal centrodestra. Il testo originale della legge prevedeva, poi che un immobile potesse rientrare nella casistica della rigenerazione e dei relativi premi qualora fosse in stato di abbandono da almeno 3 anni. Per via dell’emendamento della Baffi, il tetto minimo è salito a 5 anni. E nel caso delle cascine si è deciso che l’intervento di rigenerazione non può minacciare l’attività agricola. L’ultima modifica passata in Consiglio prevede siano esclusi dagli interventi di rigenerazione, e dai relativi bonus, quelli mirati a creare grandi superfici di vendita, attività di logistica e autotrasporto che si estendano su una superficie superiore ai 5mila metri quadrati e le attività insalubri.

«Una legge shock – spga Foroni –: sarà più facile recuperare e valorizzare edifici ed aree esistenti». «Questa è la legge più significativa tra quelle approvate finora in questa legislatura e Forza Italia ha avuto un ruolo fondamentale» sottolinea il capogruppo Gialuca Comazzi. «Una legge sbagliata, che non avrà i risultati sperati. Almeno abbiamo limitati i danni» concludono Rozza e Piloni. «La rigenerazione è ben altro» attacca Massimo De Rosa (M5S). E Maran fa palesare la possibilità di ricorsi legali: «È utopia pensare che qualcuno investa in capannoni e aree difficili solo perché gli regali volumi o tagli i costi. La rigenerazione non si fa regalando volumetrie ma con un progetto di sviluppo delle aree che, dentro una visione pubblica, coinvolga i privati. Attendiamo gli applicativi di Giunta perché le condizioni previste dalla legge sono ad un passo dall’incostituzionalità».

mail giambattista.anastasio@ilgiorno.net