Lazza e le lezioni di piano del maestro Zielinski: “Era un genio fin da bimbo. Mi stravolgeva persino i compiti che gli davo”

Ha insegnato pianoforte a 20mila giovani milanesi: gli inizi a quattro anni, il Conservatorio, tre lauree. Chi è il musicista che ha cresciuto il rapper

Il musicista e rapper Jacopo Lazzarini in arte Lazza, 29 anni, in studio con il maestro Aleksander Zielinski

Il musicista e rapper Jacopo Lazzarini in arte Lazza, 29 anni, in studio con il maestro Aleksander Zielinsk, 48 anni All’Artiston hanno eseguito fuori concorso la canzone “100 messaggi“

Milano, 3 marzo 2024 – È stato il primo maestro di Lazza, al secolo Jacopo Lazzarini, che lo ha voluto al suo fianco a Sanremo per lanciare “100 Messaggi”. Ma Aleksander Zielinski, 48 anni, è stato il maestro anche di ventimila milanesi (almeno) tra piccolissimi pianisti, cantori e insegnanti.

Quando ha inizio il suo amore per la musica?

«All’età di quattro anni. I miei genitori non erano musicisti, ma mi iscrissero alla “Casa delle note“, una scuola di musica di Milano, dove sono nato e cresciuto, che applicava la metodologia Yamaha nei corsi per bambini, la stessa per la quale oggi sono formatore. Parallelamente ho cominciato a prendere lezioni private di pianoforte. In prima media sono entrato in Conservatorio, dove mi sono diplomato, e ho cominciato a fare molto sul serio. Nel frattempo ho preso la maturità al liceo classico e mi sono laureato in Lettere a indirizzo musicologico alla Statale».

E non ha mai smesso.

«Mai. Oltre a recital da solista e a concerti con cantanti e strumentisti, partecipavo di nascosto a serate di piano-bar e facevo il pianista nei villaggi. Esperienze che mi sono servite a gestire il contatto col pubblico mentre continuavo a studiare. A 40 anni mi sono laureato anche in Direzione di coro, sempre al Conservatorio di Milano».

Quando l’insegnamento è diventato la sua vita?

«Ho cominciato per caso 25 anni fa, dando lezioni private e occupandomi di didattica per bambini. Sono stato co-fondatore di “Crescercantando”.  Ho sempre insegnato nelle scuole da libero professionista: ho curato circa 250 progetti e corsi di formazione per gli insegnanti mentre componevo musica per bambini, soprattutto sui testi di Gianni Rodari. La mia attenzione è sempre stata quella di coinvolgerli, partendo da quello di cui hanno bisogno, con musiche adatte a loro. Alcuni di loro hanno proseguito, sono diventati pianisti e professionisti, ne hanno fatto a loro volta una scelta di vita».

Come Lazza: che alunno è stato?

«Un genio già allora: aveva una decina d’anni quando ha cominciato a prendere lezioni prima di pianoforte e poi di teoria e solfeggio. Mi colpiva la sua grandissima facilità nel suonare. Spesso gli davo dei compiti e lui mi portava tutt’altro. All’inizio questa cosa mi faceva arrabbiare, ma ho sempre creduto in lui e avevo capito la genialità che ora gli riconoscono anche nel rap».

Siete rimasti in contatto?

«Sì, anche quando ha iniziato il Conservatorio e al di là della musica. C’è sempre stato un legame umano».

Un legame che Lazza ha voluto ricordare anche all’Ariston.

«Mi ha fatto immensamente piacere questo riconoscimento».

Ha chiesto al pubblico di far “casino“ per lei e ha ricordato che se ha messo le mani sul piano è merito suo. Quanti artisti ha fatto diventare grandi?

«Mi sono arrivati tantissimi messaggi di ex alunni che mi ringraziavano per aver scoperto con me il piacere di fare musica o per aver creduto in loro. C’è chi mi racconta di aver creato una band o di avere intrapreso studi musicali. Non tutti hanno continuato ovviamente, ma la passione è rimasta e li ha aiutati a trovare la loro strada. C’è chi mi ha contattato anche dopo Sanremo perché vuole riprendere. E poi ci sono i bambini di oggi, che seguo nelle scuole (dal Gentilino alla Locatelli, dalla Pezzani alle Orsoline San Carlo, ndr) che mi stanno festeggiando. Il “trucco“? Capirli, rapportarmi con loro non “dall’alto“, ma partendo dai loro sogni».

Serve più musica a scuola?

«Ce n’è un bisogno estremo. Con l’associazione Mus-E Italia portiamo l’arte anche nelle scuole di periferia, come in via Monte Velino, dove ha un valore importantissimo per l’integrazione. E con Yamaha Music Europe e con il Ministero dell’Istruzione ci siamo occupati di formazione dei docenti: la musica dovrebbe entrare nel sistema didattico, almeno dai due anni in su».

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