Enrique Iglesias
Enrique Iglesias

Assago (Milano), 20 maggio 2017 - Il nome di Enrique Iglesias pesa sulla musica latina di oggi quasi come quello del padre Julio su quella di ieri. Chiedere conferma ad Alvaro Soler che, nonostante i trionfi di “El mismo sol” o “Sofia”, nelle classifiche degli ultimi due anni se l’è ritrovato davanti con “El perdón” e poi con “Duele el corazón”. Già, perché il cantante madrileno, di scena stasera al Forum di Assago, ha aperto con “Bailando” una serie positiva incredibile, che ha riservato pure all’ultimo singolo “Súbeme la radio” gli onori del disco d’oro. E non potrebbe essere altrimenti per il figlio più popolare e amato della leggenda Julio, il cantante latino di maggior successo di tutti i tempi con oltre 300 milioni di dischi venduti. Un confronto a distanza che l’idolo di “Hero” regge con baldanza, visti i 135 milioni di dischi - 80 milioni di album e 45 di singoli - venduti in 23 anni di carriera. E pensare che, per evitare il peso del cognome, il suo primo contratto discografico con l’etichetta messicana Fonovisa Records lo firmò come Enrique Martinez. Pure al richiamo del palco Enrique ha risposto non tanto per spirito di emulazione familiare quanto suggestionato, a soli 9 anni, dall’aver visto Bruce Springsteen durante una tappa del Born in the Usa Tour.

«Da lui ho capito che il segreto è vivere ogni concerto come fosse l’ultimo» ammette. «L’unico modo di vincere la peggior paura di chi va in scena: perdere l’amore per quello che fa». Ultimo dei tre figli avuti dal cantante “con la mano sul cuore” dal matrimonio con la modella Isabel Preysler (gli altri cinque li ha concepiti con l’ultima consorte Miranda Rijnsburger, mentre un nono dalla ballerina María Edite Santos, assegnatogli dalla giustizia spagnola dopo essersi sottratto al test del dna), Enrique ha deviato dal solco paterno soprattutto per quel che riguarda le relazioni sentimentali, focalizzate negli ultimi 16 anni su un’unica persona: l’ex tennista russa Anna Kournikova di cui si dice ancora totalmente innamorato. Nonostante le gelosie della leggenda vivente che si trova a dover condividere parte della propria allure con il ben più giovane e aitante figliolo, i rapporti privati Julio-Enrique sono sostanzialmente sereni. Anche perché uno vive a Marbella, l’altro a Miami.

«Mio padre c’è sempre stato quando ne ho avuto bisogno» ammette il cantante madrileno. «Non mi portava a scuola la mattina, ma nei momenti di difficoltà sapevo di averlo vicino. Cosa non proprio comune nel mondo dello spettacolo». A colmare i vuoti familiari ha pensato la tata Elvira Olivares, ancora oggi fra i suoi affetti più profondi. «Visto che non esiste una formula vera e propria per scrivere canzoni, ogni successo è un po’ frutto del caso» dice a proposito dei trionfi di una carriera arrischiata due anni fa, durante un concerto a Tijuana, tentando di prendere al volo un drone per riprese aeree che gli girava sopra la testa procurandosi lacerazioni alla mano destra che hanno richiesto l’intervento del chirurgo. «Comunque io sono orgoglioso di tutta la mia produzione a prescindere dal maggiore o minor successo incontrato.

Ogni pezzo ha segnato, infatti, un momento della mia vita e una fase della mia carriera. Anche se alcune sono più a contenuto autobiografico di altre, ciascuna marca nella memoria un momento preciso che mi consente di ricordare esattamente dove e perché l’ho scritta». Come avrà modo di verificare il popolo del Forum, pure l’aspetto fisico di Iglesias rimane più o meno lo stesso di quando faceva strage di cuori con “Vivir”. «Quarantadue anni non me li sento proprio, preferisco pensare di averne due volte venti… più qualche spicciolo» giura. «E in questo la musica gioca un ruolo importante, come credo dimostri il buon aspetto anche di tanti altri colleghi».