Milano, 14 gennaio 2021 -  Deve rimanere in carcere Mahmoud  Ibrahim, il 18enne fermato due giorni fa, assieme ad un 21enne torinese, nell'inchiesta milanese sulle aggressioni sessuali in piazza del Duomo nella notte di Capodanno. Lo ha deciso il gip di Milano Raffaella Mascarino che ha convalidato il fermo e disposto la misura cautelare per il giovane accusato di violenza sessuale di gruppo, rapina e lesioni nelle indagini della Squadra mobile, coordinate dall'aggiunto Letizia Mannella e dal pm Alessia Menegazzo.

Il gip: spiccata pericolosità del fermato

Mahmoud Ibrahim ha dimostrato "una chiara e consapevole adesione al progetto criminoso del gruppo di uomini che ha assalito" le vittime "con una carica di violenza così brutale che solo grazie all'intervento fortuito di alcuni soccorritori non è sfociato in conseguenze ulteriori e più gravi" scrive il gip nell'ordinanza di custodia in carcere. Per il giudice il giovane, che ha una "spiccata pericolosità", ha agito "con modalità da 'branco'" per soddisfare "le proprie pulsioni, in spregio a ogni forma di rispetto della persona".

Non risponde al gip il 21enne fermato a Torino

Si è avvalso invece della facoltà di non rispondere l'altro fermato, Abdallah Bouguedra, 21enne di Torino. L'udienza di convalida si è svolta stamattina nel palazzo
di giustizia di Torino alla presenza del gip Lucia Minutella. Il giovane era in collegamento dal carcere di Ivrea. Gli avvocati difensori Stefano Comellini e Giorgio Papotti, senza entrare nel merito delle accuse, hanno chiesto di non convalidare il fermo affermando che non sussiste il pericolo di fuga e nemmeno quello di inquinamento delle prove. La procura di Torino ha chiesto l'emissione di un ordine di custodia cautelare in carcere: in caso di accoglimento la difesa ha proposto gli
arresti domiciliari.

Il racconto: "Mi sentivo soffocare, ho pensato di morire"

Nell'ordinanza di 19 pagine del gip vengono riportati i verbali delle ragazze, in parte già emersi, e nei quali viene ricostruita anche la modalità con cui il branco selezionava, agganciava, circondava e violentava le giovani. "Siamo state (...) travolte da quest'orda. Venivamo spinte da dietro, e sbattevamo contro quelli davanti che ci respingevano. Siamo così cascate, e mi sono ritrovata per terra, senza riuscire a rialzarmi e sentendomi soffocare, ho iniziato a pensare di morire. Ero
atterrita dalla paura, mentre la mia amica strillava. Io non riuscivo, ero stravolta dalla situazione e mi mancava il fiato". Lo ha messo a verbale una delle quattro ragazze aggredite nei pressi della Galleria Vittorio Emanuele II.

L'identikit del bruto e l'aggressione del branco

Dal racconto delle vittime emerge anche la descrizione dell'aggreessore: "Era basso, capelli scuri probabilmente ricci, di carnagione mulatta, con un giacchetto verde, l'età era presumibilmente compresa tra i 20 e i 25 anni". La ragazza "gli ha risposto a tono, allo scopo di allontanarlo. In quel momento il ragazzo era solo, tant'è che ho avuto la sensazione che, una volta che la mia amica lo aveva allontanato, fosse andato a chiamare i suoi amici". Poco dopo, ha aggiunto la giovane, "siamo state aggredite da un'orda di persone (...) All'improvviso, ho sentito questa folla di persone: specifico che intendo dire che ho iniziato a sentire molte mani che mi toccavano (...) Presto siamo state accerchiate, e ci siamo trovate attorniate da persone nordafricane".

Indagine si allarga: almeno 5 episodi, sale numero vittime

Oltre ai tre casi distinti, con un totale di nove "persone offese" e già al centro dell'inchiesta sulle aggressioni sessuali di Capodanno, gli inquirenti stanno indagando su almeno altri due episodi di abusi con lo stesso schema e con un numero di vittime ancora da accertare con precisione. Vanno avanti, infatti, le audizioni di ragazze e testimoni, così come stanno aumentando le denunce. Verifiche sono in corso sulle dichiarazioni di due giovani, intervistate nei giorni
scorsi a 'Storie italiane' su Rai1, ma anche su presunti abusi nei confronti di una turista inglese e di un'altra ragazza.

Caccia agli altri componenti del branco

Proseguono su un altro fronte le attività investigative della Squadra mobile, coordinate dall'aggiunto Mannella e dal pm Menegazzo, per arrivare all'identificazione di altri componenti del branco (18 le perquisizioni dei giorni scorsi). Tra le persone da identificare c'è anche colui che nei verbali di alcune vittime viene indicato come una sorta di "capo". Anche se, viene chiarito dagli inquirenti, non c'era un 'organizzatore' delle aggressioni, ma persone, così come i due fermati di due giorni fa, che erano più attive nella 'regia' delle violenze.