Venchi
Venchi

Milano, 16 luglio 2020 - Un bollino rosso con la scritta "75%", circondato dalla dicitura "barretta chocaviar extra fondente -cocoa 75%". È su queste parole che si è giocato il procedimento per pratica commerciale scorretta che l’altro giorno si è chiuso con una dura multa per Venchi spa, l’azienda cuneese specializzata nella produzione e nella vendita di cioccolato con 8 punti vendita in città tra centro (via Mengoni, via Alighieri, via Boccaccio, piazza Gae Aulenti), Centrale, CityLife e Linate.

L’Antitrust ha condannato la società a pagare una sanzione amministrativa di 70mila euro. Secondo quanto si legge nel provvedimento, gli approfondimenti dell’Authority sono scattati dopo la segnalazione di un consumatore, che ha notato la discranza tra il claim "75%" e la lista degli ingredienti, in cui quel numero compariva "soltanto con riferimento alla granella, che costituisce il 19% della barretta". La spa si è difesa innanzitutto sostenendo che nel 2019 le vendite di "chocaviar", avvenute quasi esclusivamente nei negozi "fisici", hanno inciso sul fatturato solo per lo 0,19%. E ancora: "Il professionista ( Venchi, ndr) ha dichiarato che nel febbraio 2020 la distribuzione di tale prodotto risultava sospesa, a causa della decisione aziendale di lanciare un nuovo prodotto sul mercato, per il quale nel 2019 era stato registrato un nuovo marchio aziendale". Nel merito, i rappresentanti della società hanno spiegato che "la barretta è un prodotto composto e che la reclamizzata percentuale del 75% si riferirebbe alle microsfere che ricoprono il prodotto (la cosiddetta “granella“) e al ripieno". Quindi, ai consumatori sarebbe stata fornita "un’informazione completa e dettagliata".

Una tesi non condivisa dall’Antitrust: "L’enfasi attribuita alla misura percentuale di un ingrediente (il cacao) – in assenza di ulteriori specificazioni, contestuali e di pari evidenza grafica, circa l’effettiva consistenza della percentuale di cacao contenuta nel prodotto – inducono il consumatore medio a ritenere erroneamente che la vantata percentuale di cacao sia riferita al prodotto nel suo complesso, anziché solo al suo involucro esterno". Ne consegue, per l’Authority, che "il consumatore medio è tratto in inganno in relazione a una caratteristica essenziale del prodotto che intende acquistare ed è indotto, pertanto, ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso". Conclusione: multa da 70mila euro, parametrata a ricavi e margine operativo lordo generati dalla barretta chocaviar.