Un progetto per l’occupazione dei pazienti oncologici

Il progetto "Work is progress" aiuta i pazienti oncologici a mantenere o trovare un lavoro adatto alle loro condizioni di salute, grazie all'orientamento e all'accompagnamento della Fondazione Soleterre. Finora sono stati coinvolti 33 pazienti, con alcuni che hanno ottenuto nuove mansioni o un contesto lavorativo più adatto.

Un progetto per l’occupazione dei pazienti oncologici
Un progetto per l’occupazione dei pazienti oncologici

Garantire la continuità lavorativa a chi è in cura per un tumore o a chi lo ha superato. È questo l’obiettivo del progetto “Work is progress“ messo a punto da Fondazione Soleterre e Fondazione Human Age in collaborazione con Afol Metropolitana e grazie al cofinanziamento di Fondazione Cariplo. Un progetto attivato due anni fa e per il quale è tempo di un primo bilancio: 33 i pazienti oncologici coinvolti, 25 uomini e 8 donne. L’opera di orientamento e accompagnamento di Fondazione Soleterre è servita in alcuni casi a dare al paziente-lavoratore mansioni nuove all’interno della stessa azienda o, detto altrimenti, mansioni coerenti con la condizione di salute e la disponibilità di tempo conseguenti alla malattia. In altri casi, invece, si trovato un contesto lavorativo più adeguato. I contratti siglati sono stati per lo più a tempo determinato, ma non è mancata qualche assunzione definitiva. "Il progetto consiste in un accompagnamento a 360 gradi che consenta ai pazienti di rivedere il proprio percorso lavorativo perché la diagnosi e la malattia cambiano l’approccio alla vita e al lavoro" spiega Valentina Valfrè, responsabile del programma internazionale Work Is Progress di Fondazione Soleterre. Il primo step è consentire al paziente di "affrontare il fatto che la malattia modificherà la vita lavorativa anche solo perché bisogna affrontare cure che richiedono tempo. Un altro aspetto non secondario è aiutare la persona a render nota la propria malattia". Infine, non è sempre facile "aiutare il paziente a comprendere che il contesto lavorativo non va più bene perché le sue condizioni psico-fisiche sono mutate. Il fulcro è il lavoro di rete con collocamento mirato, aziende e terzo settore".Gi.An.

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