Un pezzo di storia di Sesto. Quel che resta della Campari. E la politica (ora) non ci sta

Il cuore pulsante sarà a Milano, in città resteranno la Galleria e alcuni uffici. I dem all’attacco dell’Amministrazione, il sindaco: scelte sbagliate del Pd in passato. .

Un pezzo di storia di Sesto. Quel che resta della Campari. E la politica (ora) non ci sta

Un pezzo di storia di Sesto. Quel che resta della Campari. E la politica (ora) non ci sta

Tra tre anni, del comprensorio targato Campari, resterà solo la Galleria e una rappresentanza aziendale, per lo più di amministrativi operativi. Il cuore pulsante del Gruppo, con il centro direzionale, tornerà a Milano, come ha annunciato la stessa multinazionale. Una notizia che ha infuocato il dibattito politico. "Dopo la fuga dell’Università Statale e la probabile delocalizzazione del palazzetto di Geas Basket, è la volta di Campari. Quando il Pd guidava la città, avevamo messo in campo iniziative per essere attrattivi - commentano i Dem -. Cosa sta facendo invece questa Amministrazione? Li stanno facendo scappare, distruggendo rapporti creati in decenni di collaborazioni". Dichiarazioni che non sono piaciute al sindaco Roberto Di Stefano, che ha parlato di "gigantesca speculazione edilizia" sotto le giunte Oldrini e Chittò. "Se Campari vuole realizzare il quartier generale a Milano è solo perché loro glielo consentirono in passato. Denunciammo il regalo di volumetria, il cambio di destinazione d’uso col conteggio dei laboratori sotterranei, la costruzione di torri residenziali, il museo e pochi uffici che oggi ospitano 400 dipendenti. Il ritorno per il territorio? Un giardino curato dall’azienda e la cessione della villa".

Il Gruppo, che conta più di 50 marchi e 4.500 dipendenti, volgendo al termine la convenzione e non avendo più l’obbligo di rimanere a Sesto, si trasferirà in centro a Milano dove troverà posto anche la nuova regione Emea. "Il Pd dell’epoca avrebbe dovuto proporre a Campari di realizzare il quartier generale a Sesto e il residenziale a Milano - continua Di Stefano -. Ci voleva lungimiranza. Invece, qualcuno ha preferito capitalizzare o speculare con l’edilizia: altrimenti, non si spiega una scelta sbagliata senza nessun ritorno per la città". Beghe da bar, sentenzia l’imprenditore Paolo Vino, segretario dei Giovani Sestesi. "La discussione sa di stantio - dichiara Vino -. L’allora sindaco Oldrini scelse di non consolidare un vuoto dopo il trasferimento della produzione dovuto al riassetto aziendale della Campari con l’acquisizione di altri marchi che richiedevano la produzione in loco. Fece bene, fece male? Scelse la strada che avrebbe impedito un’altra telenovela di area dismessa".

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