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11 mag 2022

Uccise una giovane prostituta Sarà processato dopo 23 anni

Vincenzo Morrone, 43 anni, reo confesso, è in grado d’intendere e volere. Si torna in aula il 7 giugno

monica autunno
Cronaca

di Monica Autunno

La giovane Beauty Erahdor fu uccisa a Melzo nell’autunno del 1999, 23 anni dopo l’assassino va alla sbarra. Torna a processo il 7 giugno in Corte d’assise Vincenzo Morrone, il 43enne reo confesso dell’uccisione della prostituta di origine nigeriana, vittima incolpevole, in quegli anni di una sanguinosa faida fra gruppi rivali, albanese e nigeriano, nel racket della prostituzione sulle strade dell’Est Milanese. L’uomo, in carcere dal 2018, è in grado di intendere e di volere: così ha stabilito una perizia disposta dalla Corte d’Assise di Milano, davanti alla quale si è aperto il dibattimento. Si va dunque a fare giustizia a oltre vent’anni dai fatti. Per l’omicidio della 26enne, negli anni immediatamente successivi, era stato arrestato, e poi scagionato in secondo grado, un albanese trentenne.

Beauty Erahdor venne uccisa nella notte tra l’1 e il 2 ottobre 1999. Il suo corpo venne ritrovato all’alba riverso in un viottolo di campagna a ridosso della provinciale Cerca, poco lontano dalla Rivoltana. Era stata freddata con un colpo alla nuca, sparato a distanza ravvicinata da una pistola calibro 7,65. Un’arma vecchio modello, di marca jugoslava: nei mesi successivi al delitto fu ritrovata nel Naviglio Martesana. Sul luogo del delitto, a coadiuvare carabinieri e forze dell’ordine locali, arrivarono quel giorno dopo anche i reparti dei Ris. Alla scarcerazione del primo presunto colpevole avevano fatto seguito anni di silenzio. Un delitto finito nel dimenticatoio. Poi l’arresto di Morrone e la svolta.

Legato all’epoca dei fatti a un clan albanese, dopo il delitto l’uomo aveva lasciato l’Italia alla volta della Svizzera, aveva cambiato identità e lavorava come pizzaiolo. Già ricercato in relazione a una condanna a 17 anni per traffico internazionale di stupefacenti, corruzione, associazione per delinquere, furto ed evasione, dopo l’arresto ha confessato il delitto.

A inchiodarlo anche la testimonianza di un’altra prostituta, che, mentre Beauty veniva inseguita e uccisa, quella notte, era in auto con un cliente, nel buio, a pochi metri di distanza. Il racconto dell’assassino, sentito nell’inchiesta del pm di Milano Francesco De Tommasi, conferma che il delitto maturò nell’ambito di un lungo e sanguinoso regolamento di conti per la spartizione delle grandi provinciali dell’Est Milanese, allora piazza ghiotta per il racket della prostituzione. L’uccisione di Beauty, scelta “a caso”, era stato compiuto per mandare un segnale agli sfruttatori nigeriani, che dovevano far spazio all’emergente organizzazione albanese.

Alla guerra per il controllo delle strade della notte furono reputati allora riconducibili altre aggressioni e almeno due omicidi di prostitute, avvenuti negli stessi anni in zona. Sempre riconducibili alla faida in atto si ritennero le uccisioni di due uomini, un albanese trovato senza vita al parco della Bisarca di Truccazzano e un secondo uomo, ucciso in Bergamasca e poi “scaricato” sulla Rivoltana.

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