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12 ott 2020
12 ott 2020

Uber commissariata, chiusa inchiesta per caporalato: "Condizioni di lavoro degradanti"

Nell'avviso di chiusura indagini si legge che i ridere erano "pagati a cottimo 3 euro a consegna", "derubati" delle mance e "puniti"

12 ott 2020
A Uber Eats rider passes on a deserted Via del Corso during the emergency blockade of the Coronavirus Covid-19 in Rome, Italy, 26 April 2020. ANSA/ANGELO CARCONI
Uber commissariata, chiusa inchiesta per caporalato (Ansa)
A Uber Eats rider passes on a deserted Via del Corso during the emergency blockade of the Coronavirus Covid-19 in Rome, Italy, 26 April 2020. ANSA/ANGELO CARCONI
Uber commissariata, chiusa inchiesta per caporalato (Ansa)

Milano, 12 ottobre 2020 -  Rider "pagati a cottimo 3 euro a consegna", "derubati" delle mance e "puniti". Questo si legge nell'avviso di chiusura delle indagini, portate avanti dal pm di Milano Paolo Storari, per caporalato sui rider per le consegne di cibo a domicilio e reati fiscali. Indagini che, il 29 maggio, avevano portato il Tribunale a disporre, con un provvedimento mai preso prima nei confronti di una piattaforma di delivery, il commissariamento di Uber Italy, filiale del 'colosso' americano. 

Sono 10 gli indagati nell'inchiesta. Tra gli altri, c'è anche la manager di Uber Italy Gloria Bresciani. Secondo l'accusa formulata dal pm, la manager e altri 3 indagati "utilizzavano, impiegavano e reclutavano rider incaricati di trasportare a domicilio prodotti alimentari, assumendoli presso imprese, per poi destinarli al lavoro presso il gruppo Uber in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, migranti e richiedenti asilo, dimoranti presso centri di accoglienza straordinaria e provendimenti da zone conflittuali (Mali, Nigeria, Costa d'Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan e Bangladesh) e pertanto in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento sociale".

I lavoratori, si legge ancora nel capo di imputazione, non solo venivano "pagati a cottimo 3 euro a consegna, indipendentemente dalla durata del percorso da percorrere e pertanto in modo sproporzionato rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro prestato". Erano anche "derubati delle mance che i clienti lasciavano spontaneamente ai riders quale attestazione della bontà del servizio svolto" e "puniti attraverso un'arbitraria decurtazione del compenso pattuito, qualora i riders non si fossero attenuti alle disposizioni impartite". E ancora: i riders impiegati da Uber Eats venivano anche "sanzionati attraverso l'arbitraria
sospensione dei pagamenti dovuti a fronte di asserite mancanze lavorative", in certi casi "depauperati delle ritenute d'accontoche venivano operate, ma non versate" e perfino "estromessi arbitrariamente dal circuito lavorativo di Uber attraverso il blocco dell'account a fronte di asserite mancanze lavorative". Così "i riders venivano sottoposti a condizioni di lavoro degradanti, con un regime di sopraffazione retribuitivo e trattamentale, come riconosciuto dagli stessi dipendenti Uber".

Stralciata quindi la posizione di Uber Italy, indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa, che il 22 ottobre dovrà affrontare un'udienza alla Sezione misure di prevenzione.

© Riproduzione riservata

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