Mauro Clerici uno dei magistrati più esperti del palazzo di giustizia milanese
Mauro Clerici uno dei magistrati più esperti del palazzo di giustizia milanese

Milano, 2 giugno 2020 - La signora Flora aveva da poco compiuto 78 anni, era energica e lucidissima quando, nel giugno 2019, per sua scelta entrò alla Baggina, la storica casa di riposo dei milanesi. Era benestante, nubile, non voleva più stare sola e il Pat, per una retta di 2.600 euro al mese, le offriva anche buona assistenza medica alla sua grave forme di diabete. "Era felice di quella scelta", dice il fratello, che ha cercato disperatamente di aiutarla mentre il suo ricovero al Pio Albergo Trivulzio, sei mesi dopo, si trasformava in una trappola mortale. Ci sono quattro denunce presentate dal fratello, in cui lui chiede aiuto ai carabinieri perché lo facciano entrare nella Rsa.

Siamo in piena emergenza Covid, la signora Flora è in un padiglione diverso da quello dei malati perché non ha contratto il virus, chiama il fratello e lascia messaggi in segreteria, è il 22 aprile: "Aiutatemi, qui continuo a suonare il campanello e non viene a darmi una mano nessuno, forse sono tutti morti". Messaggi dello stesso tenore anche nei giorni successivi, l’ultimo a maggio: "Ti prego vieni ad aiutarmi, che succede qui?". Poi più nulla e la comunicazione, giorni dopo, che la signora Flora era morta.

L’ipotesi dell’avvocato Alberto Tucci, legale dei familiari, che ha presentato ieri denuncia ai pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi (aperta già l’inchiesta e disposta l’autopsia) è che l’anziana ospite "sia stata completamente abbandonata a se stessa". Lasciata "senza nessuna assistenza all’interno della struttura". La donna era stata spostata in un reparto “no Covid”, precisamente l’area Bezzi, quando scattò l’emergenza e probabilmente buona parte del personale in quei giorni era nei reparti destinati al Coronavirus oppure a casa in malattia. Sta di fatto che la signora Flora è stata lasciata morire, secondo quanto sostiene l’accusa. L’immobilità le avrebbe procurato piaghe da decubito, degenerate in necrosi, da cui si è originato uno “shock settico”.

Impossibile , nei giorni del picco Covid, per il fratello ottenere informazioni sulle sue condizioni: per giorni non riesce più a mettersi in contatto con lei, perché il cellulare risulta spento; decide così di inviare diversi telegrammi alla struttura per chiedere notizie: uno il 27 aprile, uno il 12 maggio, uno il giorno dopo, di avvisare i carabinieri. Ma dal Pio Albergo Trivulzio - in base a quanto ricostruito - non arriverà mai alcuna risposta.
Le condizioni di Flora precipitano il 19 maggio. Due giorni più tardi, il 21 maggio, la donna viene portata al Fatebenefratelli dove muore di setticemia. La procura ha chiesto il sequestro delle cartelle cliniche, la famiglia ha interpellato i gestori telefonici per ottenere le registrazioni dei messaggi lasciati in segreteria, di cui il fratello è riuscito solo ad appuntare il contenuto senza registrarli. "Sarebbero quei gridi d’allarme – dice il legale – le prove provate dell’incuria in cui è stata lasciata". Nel fascicolo sono state allegate anche le foto scattate dai familiari il giorno dopo la morte, durante la vestizione del corpo: piaghe orrende che le hanno devastato la schiena e le gambe. Si indaga per omicidio colposo.