NEI GUAI Paola Navone direttore sanitario del Pini di Milano
NEI GUAI Paola Navone direttore sanitario del Pini di Milano

Milano, 12 aprile 2018 - «Noi avevamo consolidato che come strumento di raccolta del dato del campione potenzialmente infetto si usassero i MicroDTTect... Cioè non è che tu usi quello nell’agenda... Gli altri usano le solite provette con lo sputo di cammello!» Il 30 novembre 2016 Paola Navone, direttrice sanitaria dell’Asst Gaetano Pini-Cto, sintetizza la differenza tra una coltura batterica standard e la tecnologia stana-infezioni ideata da Lorenzo Drago e Carlo Luca Romanò (e da loro, secondo i pm, brevettata e commercializzata in società occulta con Tommaso Brenicci, per 25.300 euro al loro ospedale, il Galeazzi). Quel MicroDTTect che, le ha appena ricordato il primario Giorgio Maria Calori, «abbiam spinto come i pazzi». E si distingue, per importanza, anche dagli altri dispositivi riconducibili all’imprenditore Brenicci nel mirino dell’inchiesta (una protesi d’anca di cui il primario del Pini Carmine Cucciniello è accusato d’aver piazzato 475 pezzi per 587.947 euro in meno di 5 anni, tre prodotti per la rigenerazione dei tessuti ossei e un kit per lipoaspirazione e innesto).

Brutalizzando la spiegazione fornita da Drago e Romanò a una testata specialistica, il MicroDTTect è un sacchetto in cui inserire la protesi rimossa in sala operatoria con un liquido in grado di stanare i batteri in modo più efficace e veloce degli altri (che non coinvolgono comunque espettorato di camelide), secondo quanto propagandavano anche Calori e Navone in un articolo sulla rivista Injury e diversi convegni. Di questi kit, introdotti al Pini grazie a una convenzione stipulata il 4 febbraio 2016 con la Statale, e in particolare col laboratorio di microbiologia diretto da Drago, dal luglio 2016 all’ottobre 2017 il reparto diretto da Calori ne utilizza 32 (l’87% dei 37 comprati dall’ospedale, a circa 800 euro l’uno), ma nel settembre 2016 il primario chiede di acquistarne 300 alla commissione dispositivi medici aziendale (presieduta dalla Navone). La richiesta viene ritirata il 14 marzo 2017, il giorno dopo l’approvazione in Regione del progetto «Domino», che rende il Pini ospedale di riferimento lombardo per le infezioni osteo-articolari, e che Calori e la ds “spingono” da mesi, secondo i magistrati con l’aiuto del sottosegretario Cioppa (indagato) e per scopi meno nobili di quelli dichiarati alla direzione Welfare: aumentare il bacino del MicroDTTect.

Cosìera successo? Nell’ordinanza è citato un episodio che «allarma gli indagati» ancor prima dell’arresto del collega Norberto Confalonieri: un esposto «apocrifo» (i sindacalisti indicati hanno disconosciuto le firme) arrivato al Pini intorno al 14 febbraio 2017, che parla genericamente di «spartizione di soldi pubblici in modo clientelare grazie alle coperture politiche di alcuni primari ed universitari con la complicità del direttore sanitario». Paola Navone, definita «intoccabile». Da lì in poi, i comportamenti di diversi intercettati cambiano. Le telefonate tra Calori e Cioppa diminuiscono del 50%; Brenicci, Navone e Calori rimbalzano l’insistenza di Drago per rinnovare la convenzione scaduta a dicembre, e la stessa ds si fa di ghiaccio di fronte all’ostinazione di Calori, che vuole il suo nome, e non quello del reparto, sul progetto regionale: «Giorgio ti chiedo di stare allineato a quello che ti dico... vedrai che ne avremo del vantaggio», gli dice. «L’importante è che ci mettiamo a posto noi».