Stefano Jesurum e la lettera di minaccia: “Non mi faccio spaventare, ma l’antisemitismo ormai dilaga”

Milano, il giornalista commenta il messaggio intimidatorio ricevuto a casa: “Ho pensato ai miei genitori e a quello che hanno passato a causa delle leggi razziali”

Stefano Jesurum. A sinistra, la lettera di minacce ricevuta a casa dal giornalista

Stefano Jesurum. A sinistra, la lettera di minacce ricevuta a casa dal giornalista

Milano – “Stai attento alle tue esternazioni se non vuoi diventare una pietra d'inciampo lì davanti al tuo portone”. Questo il contenuto della lettera minatoria che lo scrittore e giornalista Stefano Jesurum si è visto recapitare nella sua casa milanese. 

“La lettera – racconta – mi è stata consegnata dal custode insieme al resto della corrispondenza. L’indirizzo era scritto a mano e la busta era addirittura affrancata con un francobollo. All’interno invece c’era un foglio sul quale erano appiccicate delle strisce di testo, probabilmente realizzate con una macchina stampa-etichette: Stefano stai attento alle tue esternazioni se non vuoi anche tu diventare anche tu una pietra d’inciampo lì davanti al tuo portone”.

La lettera di minacce recapitata a Stefano Jesurum
La lettera di minacce recapitata a Stefano Jesurum

Quelle parole le hanno fatto paura?

“No. Voglio dire con grande chiarezza che non mi sono spaventato. Non credo che rappresentino una minaccia reale alla mia persona, sono però indicative del clima in cui stiamo vivendo. Queste parole dicono quanto ormai l’antisemitismo, in Italia come nel resto del mondo, sia ormai sdoganato e dilagante. Fino a dieci anni fa, sentire frasi del genere era impensabile. Ora invece si attacca addirittura Liliana Segre”.  

Cos’ha pensato dopo averle lette?

“Ho pensato ai miei genitori e, è triste dirlo, ho ringraziato che non ci siano più. Queste frasi avrebbero riaperto delle ferite troppo dolorose. Loro, ai tempi delle leggi razziali, furono cacciati dalla scuola. Dovettero fuggire in Svizzera. Questa lettera li avrebbe riportati indietro ai quegli anni terribili”.

Le era già successo di essere minacciato?

“No. Mi era capitato una sola volta negli anni 70, durante gli anni di piombo, ma era un altro periodo, un altro contesto. Non mi è mai più capitato di essere oggetto di attacchi antisemiti. Eppure la mia figura è nota, sono giornalista da tantissimi anni, pubblico libri, prendo posizioni pubbliche da decenni sulla questione Israelo-Palestinese”.

Si è fatto un’idea di chi possa essere l’autore?

“Non ho in mente una sigla precisa, ma credo che faccia parte di una di quelle formazioni filo palestinesi estremiste. Magari è uno di quelli che scrive sui muri frasi che inneggiano ad Hamas. Il paradosso di tutto questo è che io sono stato uno dei fondatori della Sinistra per Israele, che da sempre sostiene la soluzione due popoli due Stati. Ho sempre preso posizione contro Benjamin Netanyahu e ho sempre detto che il suo è il peggior governo possibile per Israele. Ma il clima antisemita che stiamo vivendo non fa distinzioni: chi è ebreo è colpevole”. 

La polizia cosa le ha detto?

"Ho visto che hanno preso la cosa in maniera molto seria. Mi hanno fatto molte domande. Mi hanno chiesto chi avesse toccato la lettera prima di me, poi l’hanno presa e chiusa in una busta di plastica per effettuare le indagini. Magari non ne verrà fuori niente, ma anche questo è indicativo di quanto il clima sia preoccupante”.

Crede che questa minaccia cambierà in qualche modo la sua vita?

“Assolutamente no. Continuerò a fare quello che faccio in serenità. Ho 72 anni, non mi faccio certo intimidire da una lettera”.  

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