Studenti universitari
Studenti universitari

Milano, 10 febbraio 2019 - Con ogni probabilità, gli studenti non se ne sono manco accorti quando si sono seduti per la prima volta a quelle scrivanie. Eppure il vano portaoggetti mancante potrebbe costare caro all’Università Statale, che rischia di fatto di dover pagare due volte gli arredi nelle nuove aule della facoltà di Veterinaria a Lodi e al dipartimento di Informatica di Città Studi a Milano.

Sì, perché i giudici del Tar, chiamati in causa dall’impresa che ha perso l’appalto da 761mila euro, hanno stabilito che quel vano portaoggetti era parte integrante del «posto banco», come stabilito dal capitolato, e che non averne previsto la presenza è motivo di esclusione dalla gara; tuttavia, considerato che l’impresa vincitrice ha già effettuato la fornitura e che sarebbe estremamente complesso restituire «un’ampia quantità di oggetti», il collegio presieduto da Angelo Gabbricci ha optato per un ingente risarcimento a favore dell’azienda danneggiata. Ripartiamo dall’inizio. Nel 2018, la Statale bandisce una gara d’appalto con procedura aperta per la fornitura e la posa degli arredi e dei complementi d’arredo per le aule didattiche presso gli edifici di Lodi e via Celoria 18 a Milano. Il 6 luglio scorso, arriva l’esito della procedura: prima classificata Ares Line spa con 87,40 punti su 100 (con 70 su 70 per l’offerta economica più vantaggiosa rispetto alla base d’asta di 761mila euro), seconda Lamm srl con 77,83 punti. Tutto finito? No, perché i secondi fanno ricorso al Tribunale amministrativo della Lombardia per ottenere l’annullamento del provvedimento. Il motivo? Secondo i legali di Lamm, l’offerta di Ares Line andava esclusa per la violazione dell’articolo 5.07 del capitolato speciale d’appalto, che prevedeva che il banco fosse munito di un «vano portaoggetti in rete metallica verniciata, il quale non dovrà interferire con il movimento del piano di scrittura». In effetti, come ammesso sia dalla Statale che dai primi classificati, i banchi montati a Lodi e Milano non hanno il vano portaoggetti, ritenuto elemento «non essenziale dell’offerta tecnica».

Una tesi rispedita al mittente dai giudici, arrivati a questa conclusione dopo aver esaminato nel dettaglio il capitolato: «La totale mancanza del vano, senza alcuna proposta tecnica alternativa per consentire la collocazione degli oggetti dello studente che siede sul banco, non può che essere ritenuta come mancanza di un elemento essenziale, in quanto configura l’offerta di un prodotto diverso da quello comunque individuato dal capitolato». Perdipiù, sottolinea il Tar, «la mancata offerta del vano portaoggetti dà luogo evidentemente a un minor costo complessivo della fornitura, visto anche l’importo elevato dell’appalto, il che ha consentito ad Ares la presentazione di un’offerta economica particolarmente competitiva». Detto questo, Ares Line ha già completato da tempo la fornitura, «effettuata tra l’altro in via d’urgenza»; di conseguenza, per i giudici è più opportuno «disporre il risarcimento per equivalente». Quindi, ora la Statale dovrà presentare un’offerta alla Lamm entro 90 giorni, con paletti ben definiti da rispettare: l’entità del danno dovrà essere determinata tenendo conto del prezzo offerto dall’azienda (721.956,61 euro) e detraendo i cosiddetti «costi relativi»; alla somma dovranno essere aggiunti il danno «curriculare» (pari al 5% dell’utile) e gli interessi. Conclusione: la Statale rischia di dover pagare due volte le scrivanie per colpa di un vano portaoggetti. A meno che i dirigenti di via Festa del Perdono non decidano di prolungare la battaglia legale in Consiglio di Stato, sperando in un ribaltone.