Sos consumo di suolo. A Paullo la maglia nera. Nel mirino anche lo stadio a San Donato

I conti dell’Osservatorio del Sud-Est Milanese con 17 comitati e associazioni

Sos consumo di suolo. A Paullo la maglia nera. Nel mirino anche  lo stadio a San Donato
Sos consumo di suolo. A Paullo la maglia nera. Nel mirino anche lo stadio a San Donato

Consumo di suolo, "prosegue l’erosione, il trend negativo non si arresta". A lanciare l’allarme è l’Osservatorio contro il Consumo di Suolo del Sud-Est Milanese, un organismo di sensibilizzazione e monitoraggio che raggruppa 17 tra comitati e associazioni. Secondo i dati ufficializzati in questi giorni dal sodalizio, se nel 2021 il Sud-Est Milanese aveva perso ulteriori 10 ettari di terreno naturale o agricolo, nel 2022 il consumo è stato doppio, pari a 20 ettari. La maglia nera spetta a Paullo: ai 5,7 ettari spariti nel 2021 se ne sono aggiunti altri 4,4 l’anno successivo. Tra i 15 comuni della zona, nel 2022 solo San Colombano al Lambro non ha cementificato nuove porzioni di territorio.

La situazione attuale non è confortante. "A Melegnano sono iniziati i lavori per l’insediamento di un Data Center che stanno sigillando oltre 200mila metri quadrati di suolo agricolo, pari al 4% dell’intero territorio comunale - rimarcano dall’Osservatorio, coordinato da Roberto Silvestri -. Ci si fa scudo con gli oneri di urbanizzazione, scordandosi però che anche il consumo di suolo ha un costo, destinato a ricadere sulla collettività". Nel mirino non poteva non esserci anche il maxi progetto dello stadio del Milan a San Donato. "L’intera area – proseguono dall’Osservatorio - è di 480mila metri quadrati e, molto verosimilmente, una fetta ulteriore di terreno verrebbe sacrificata per le strutture di contorno". Il tutto in una fase, nella quale "la città sta perdendo grossi insediamenti industriali (Saipem e Snam), con palazzi vuoti e potenziali fonti di degrado". Non va meglio nei Comuni più piccoli: "Colturano ha in approvazione una variante al Pgt che prevede la costruzione di edifici per un’ipotizzata crescita della popolazione del 38%".

L’orizzonte non è roseo, gli ecologisti si dicono preoccupati "per la vivibilità del territorio e, ancor di più, per l’indifferenza di molti nostri amministratori". La situazione che si riscontra a livello locale s’inserisce in un più ampio quadro, dove i fenomeni metereologici estremi (alluvioni e bombe d’acqua) che si sono registrati negli ultimi anni in diverse località d’Italia sarebbero riconducibili anche alla progressiva scomparsa di terreni naturali.

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