LAURA LANA
Cronaca

Sesto, discriminazione degli alunni disabili. Una famiglia fa causa al Comune

Istanza al tribunale di Monza: la piccola non avrebbe ricevuto durante l'anno scolastico le ore di assistenza educativa dovute. Gli avvocati del municipio: “Non è la prima volta, si rischia l’intervento dei magistrati contabili”

Sesto San Giovanni, 19 maggio 2024 – Dopo quattro cause contro il ministero della Pubblica Istruzione e due contro il Comune di Sesto San Giovanni, un’altra famiglia con una bambina disabile ha dovuto presentare un ricorso al tribunale di Monza per vedere riconosciute la totalità delle ore di assistenza educativa che erano già state indicate nel Pei, il piano educativo individualizzato.

Una manifestazione a sostegno dei diritti dei disabili (Salmoirago)
Una manifestazione a sostegno dei diritti dei disabili (Salmoirago)

Negli anni passati, Miur e municipio erano stati condannati per discriminazione: secondo la sentenza del 2023, infatti, l’assegnazione di meno ore rispetto a quelle richieste “si risolve nella contrazione del diritto del disabile alla pari opportunità di fruizione del servizio scolastico e concretizza una discriminazione indiretta che ha l’effetto di mettere un bambino con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto agli altri alunni”.

La mossa del Comune

Non appena ricevuta la notifica del contenzioso, il Settore Educazione del municipio ha scritto alla cooperativa, che ha in appalto il servizio, perché fossero erogate le ore ulteriori, così da andare a completa copertura del Pei. Un modo, scrive l’Avvocatura del Comune in una scheda sintetica, per “tentare di limitare i danni, in previsione di una sicura soccombenza, data la fondatezza delle domande avversarie” e per “poter invocare la cessazione – almeno in parte – della materia del contendere”, cercando “di evitare la condanna al risarcimento dei danni non patrimoniali e di ridurre l’entità della condanna alle spese legali”.

La stima è di circa 9.108,74 euro più accessori e spese, se si dovesse perdere contro la famiglia della bambina. E di cause gemelle il Comune ne ha già perse altre, presentate da più genitori. “Questa ulteriore causa sulla stessa questione, anch’essa dal prevedibile esito negativo, potrebbe dar luogo a eventuali segnalazioni alla procura contabile”, scrive l’Avvocatura.

Gli ulteriori timori

E, ancora, “le motivazioni esposte dal tribunale di Monza nelle due ordinanze del 2019 e 2023 non lasciano spazio ad alcuna possibilità di giustificazione dell’assegnazione di un numero insufficiente di ore agli aventi diritto, trattandosi di diritti fondamentali della persona di rango sovranazionale e costituzionale. La recidività del Comune nella stessa condotta potrebbe determinare per l’ente, questa volta, un esito ancora più sfavorevole dei precedenti”.

La questione è arrivata anche in consiglio comunale, durante la seduta sul rendiconto di gestione 2023. “Perché dobbiamo arrivare a questo? Non è possibile che queste ore, che sono insindacabili e che spettano per legge ai bambini con disabilità, vengano concesse solo se i genitori fanno causa – ha denunciato Mari Pagani, consigliera comunale di Città in Comune -. In questo documento pubblico l’Avvocatura, cioè lo stesso Comune, indica alla Giunta di cambiare strada, perché il contenzioso è perso in ogni caso”.

Nessun impegno disatteso, ha replicato in aula il sindaco Roberto Di Stefano. “Nel 2017 il Comune dava copertura al 50% della richiesta: 400mila euro per 120 bambini. Nel 2023 gli utenti che hanno richiesto supporto nelle scuole sono lievitati a 400, con uno stanziamento di 1,4 milioni. Con un milione in più rispetto al passato, dire che ci disinteressiamo della disabilità è malafede. Stiamo parlando poi di 4 cause su 400 bambini: evidentemente alcune sono strumentali perché la copertura la concediamo”.

Il parere dell’ufficio legale

Eppure è proprio l’ufficio legale del municipio a insistere perché l’amministrazione cambi modus operandi. “Per evitare ulteriori ricorsi, con conseguenti condanne al pagamento delle spese di lite e al risarcimento del danno – conclude l’Avvocatura nella sua relazione - è necessario che il Comune provveda preventivamente a stanziare in bilancio subito dopo la ricezione delle comunicazioni degli Istituti Scolastici, relative agli alunni con disabilità e ai rispettivi PEI (che di norma vengono inviate nei primi giorni di settembre), le somme occorrenti a finanziare tutte le ore di assistenza educativa in essi prescritte fin dall’inizio dell’anno scolastico e per tutta la sua durata”.

La battaglia dei genitori

Un’indicazione che è quella richiesta dalle famiglie, dalle associazioni e dalle ordinanze del tribunale in questi anni. “È desolante che, per vedere riconosciuti i propri diritti, serva una causa. Ogni volta speriamo che non sia necessario andare da un giudice e invece si replica la stessa situazione: anziché assegnare fin da subito le ore che servono, il Comune aspetta, forse nella speranza che mamme e papà si rassegnino – commenta Stefano Rivolta, che insieme ad altri genitori ha dato vita a un’associazione per supportare le famiglie con bimbi disabili -. Il sindaco dice che sono appena 4 casi su 400 bambini, ma non è vero. Solo lo scorso anno le famiglie ricorrenti sono state 21 e altre non hanno presentato ricorso, pur avendo avuto un numero di ore di sostegno e di educativa inferiore rispetto a quanto serviva. In ogni caso, fosse anche solo un alunno, sarebbe lo stesso grave perché significa che un bambino disabile è stato discriminato e non ha potuto usufruire di un servizio come gli altri compagni”.