Karima El Mahroung "Ruby"
Karima El Mahroung "Ruby"

Milano, 23 settembre 2019 - I giudici di Milano devono sollevare una questione di illegittimità costituzionale alla Consulta sulla "criticità" delle norme sulla corruzione in atti giudiziari. E' quanto ha chiesto la difesa di Karima El Mahroug nel processo 'Ruby ter' a carico della giovane, di Silvio Berlusconi e altri 27 imputati. Per Jacopo Pensa, difensore di Karima El Mahroug, la ragazza, come accade ai cittadini comuni testi nei processi, non sapeva di assumere la qualifica di pubblico ufficiale quando ha testimoniato nei processi sul caso Ruby.

Questa mattina, all'inizio dell'udienza dedicata ai primi testimoni del dibattimento, l'avvocato Pensa ha sollevato la questione dell'"automatismo" che c'è tra il testimone che deve deporre e la qualifica di "pubblico ufficiale", che poi può comportare, come nel caso Ruby ter, l'accusa di corruzione in atti giudiziari. Secondo l'accusa, infatti, in questo procedimento l'ex premier avrebbe pagato i testi, tra cui la stessa Ruby (imputata per corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza) e molte 'olgettine', per dire il falso sulle serate a luci rosse ad Arcore.Tuttavia, ha fatto notare il legale, quando un teste si siede e legge il giuramento prima di deporre, non viene informato diessere in quel momento un pubblico ufficiale. "C'è un problema -
ha chiarito - di riconoscibilità delle norme, se il non dovermentire è un precetto naturale insito nell'animo umano, non èinsito il precetto costruito dall'uomo che regola il reato". E una "persona che nulla sa di legge e non viene informata, non può sapere di essere pubblico ufficiale, ci deve essere undovere di renderla edotta". E quindi la "vendita della funzione" con la presunta testimonianza falsa "non c'è, perché il teste non sa di essere pubblico ufficiale".

Le norme sulla corruzione in atti giudiziari (tre articoli inparticolare), dunque, per la difesa di Ruby violano alcuni principi costituzionali (come quello di uguaglianza, tra test einformato e teste inconsapevole), ma anche l'articolo 7 dell'ordinamento europeo che regola "il dovere di informazione chiara, precisa, accessibile, secondo il principio del 'nulla pena sine lege'". All'istanza di sollevare la questione allaConsulta si sono associati molti difensori e la difesa di SilvioBerlusconi si è rimessa alle valutazioni dei giudici della settima penale. Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglioparleranno nella prossima udienza per contrastare la richiestadel legale di Ruby, mentre l'avvocato Gabriella Vanadia, legale della presidenza del Consiglio, parte civile, ha spiegato che la questione "è inammissibile e infondata perché le norme sono chiare". Oggi saranno sentiti i primi testi (consulenti tecnici dei pm) e i giudici quindi decideranno se mandare o meno gli atti alla Consulta nelle prossime udienze