Il 23 settembre 2020 avevamo ricostruito sul Giorno l’indagine dei ghisa
Il 23 settembre 2020 avevamo ricostruito sul Giorno l’indagine dei ghisa

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Milano, 20 aprile 2021 -  Una serie impressionante di acquisti. Oggetti di lusso e bonifici. Prelievi per decine di migliaia di euro e conti salati nei ristoranti stellati. Già lo scorso settembre era emersa la spregiudicatezza di Nicola D.L., il commesso di 33 anni di Cortina d’Ampezzo che tra il novembre del 2018 e il marzo del 2020 avrebbe letteralmente depredato i beni di una pensionata milanese oggi ottantanovenne. Ora, però, dagli atti dell’indagine emergono i dettagli di tutte le spese. Innanzitutto, va detto che a seguito della richiesta di giudizio del ragazzo, dei genitori Vittorio D.L. e Maura C., dell’amico Valerio L.M. e del notaio Laura C., avanzata dal pm Marina Petruzzella sulla base dell’inchiesta dei ghisa della Squadra interventi speciali, nei giorni scorsi il gup Sara Cipolla ha fissato la data dell’udienza preliminare: il 5 luglio. Ecco le accuse.

Secondo quanto accertato, il trentatreenne avrebbe finto di essere innamorato della donna per impossessarsi dei suoi gioielli e per "sottrarle una somma calcolata documentalmente in almeno 344.717 euro". Come? Innanzitutto, si è fatto consegnare un anello di brillanti, un bracciale e una collana antica, facendo credere alla signora, che ha come amministratore di sostegno l’avvocato Valentina Beccaria ed è stata assistita dal legale Lara Andrea Rigamonti, "che li avrebbe custoditi nella cassaforte della gioielleria dei genitori a Cortina". Poi si è appropriato del bancomat (sul cellulare aveva il Pin e il nome della piazza in cui si trovava l’istituto di credito della ottantanovenne, e ha prelevato "non meno di 28.500 euro", usandone almeno 21.138 per "pagamenti di spese a suo vantaggio, per beni e consumi di ogni sorta".

E ancora: ha indotto la donna a emettere un assegno da 2.500 a favore del padre Vittorio e 121.500 euro a suo favore, a titolo di liberalità, attraverso quattro assegni e due bonifici tra il 17 marzo e il 3 dicembre 2019; salvo poi "coprire" ex post quegli esborsi con un atto di donazione dello stesso valore alla presenza del notaio complice Laura C. (a cui sarebbero andati 12.191 euro). E passiamo agli acquisti di oggetti di pregio, che poi Nicola "rimetteva in commercio" tramite la gioielleria; con questo stratagemma, "gli indagati evitavano di creare tracce documentali in capo a loro dell’acquisto e del possesso di tali beni di valore". Dei 10 Rolex, due sono stati acquistati in un negozio di via Plinio il 16 e il 19 novembre 2018 (un Date Just da 6.700 euro e un Date da 4mila euro); altri tre sono stati comprati da Pisa tra il 16 marzo e il 16 maggio 2019 (un Daytona da 15.750 euro, un Day Just da 7.400 euro e un Day Date da 31mila euro); i restanti cinque sono stati acquistati a Monza tra il 6 giugno e il 12 settembre 2019. Totale: 128.050 euro.

Aggiungeteci i 22.150 euro spesi da Cartier per due anelli, un bracciale e una catena, tutti in oro giallo, da Regina a Cortina per due bracciali in oro e diamanti e in un negozio di antichità di via Manzoni per un anello da 1.700 euro. E ancora: una borsa Dior da 3.350 euro (trovata dalla polizia giudiziaria nell’armadio della madre di Nicola), l’i-Phone 10 da 1.898 euro, la tv Old Sony da 55 pollici pagata 2.700 euro (sequestrata a casa di Vittorio D.L. e Maura C. nel corso della perquisizione del 3 settembre scorso) e altra merce acquistata alla Rinascente per 740 euro.