Il muro in via Orwell a Rogoredo
Il muro in via Orwell a Rogoredo

Milano, 10 ottobre 2018 - Via Orwell è una stradina che sbuca davanti a un deposito delle Ferrovie. Il cancello è sempre aperto, in pochi ormai fanno caso al via vai di eroinomani che a tutte le ore raggiungono a piedi la spianata che corre sotto i piloni della tangenziale. Per più di un anno, questa porzione di estrema periferia che quasi nessuno conosce è stata l’alternativa al boschetto della droga di via Sant’Arialdo, assediato dai blitz delle forze dell’ordine e oggetto di un progetto di riqualificazione del Comune: gli spacciatori si piazzavano dietro la staccionata che delimita i binari dell’Alta velocità di Rogoredo, pronti a scappare dall’altra parte in caso di controlli a sorpresa.

Già prima dell’estate, qualcosa è cambiato: gli addetti di Rfi, su disposizione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, hanno riempito con muretti di mattoni gli spazi tra un sostegno e l’altro, così da limitare le vie di fuga. In questi giorni, come verificato ieri dal Giorno, le ruspe stanno completando il lavoro, tirando su una barriera di cemento lunga 600 metri che dovrebbe risolvere il problema una volta per tutte. In via Orwell, però. E al boschetto? Lì la situazione fatica a migliorare, anche se l’area occupata dagli spacciatori nordafricani si è sensibilmente ridotta rispetto a due anni fa, quando la questione Rogoredo deflagrò mediaticamente. Basta stare per un’ora, in qualsiasi periodo della giornata, al binario 1 dello scalo ferroviario per rendersi comunque conto di un fenomeno complicatissimo da sradicare: decine di ragazzi, molti provenienti da altre province lombarde e dalle Regioni vicine, si incamminano verso l’area verde, superano il guard rail di via Sant’Arialdo e si inoltrano nei sentieri sterrati che portano alle piazze di smercio low cost.

Ieri mattina c’è stato un sopralluogo della Commissione Sicurezza del Comune per parlare del piano Italia Nostra: «Proseguiamo con le attività di repressione della forza pubblica e di recupero – ha detto il vicesindaco Anna Scavuzzo – ma siamo arrivati al punto che serve un intervento socio-sanitario massiccio da parte degli operatori che si occupano della lotta alla dipendenza». Dal canto suo, il consigliere di Forza Italia Alessandro De Chirico ha proposto di «fare come vent’anni fa fu fatto al Parco delle Cave: far insediare nel Parco delle associazioni che possano creare attività continue per i quartieri del Sud-Est Milano». A fine settembre, il ministro dell’Interno Matteo Salvini si era detto favorevole a un intervento in forze definitivo per mettere in sicurezza la zona. In realtà, i controlli sono pressoché quotidiani, in particolare da parte dei carabinieri della stazione Romana Vittoria e dei poliziotti del commissariato Mecenate, ma ogni volta il problema si ripresenta uguale a prima.