Una protesta dei rider
Una protesta dei rider

Milano, 22 giugno 2019 - Le loro richieste sono chiarissime: salario minimo garantito, indennità di cassa per contanti, +30% per consegne col maltempo, ferie e malattia, +20% per lavoro notturno, tredicesima, quattordicesima e Tfr. Per far sentire la loro voce, i rider che fanno parte del collettivo Deliverance Milano non effettueranno consegne a domicilio dalle 17.30 alle 21 di venerdì prossimo (28 giugno): appuntamento, come si legge sulla loro pagina Facebook, alle 17.30 in piazza XXV Aprile. Lo slogan lascia poco spazio alle interpretazioni: «Le aziende ci devono ascoltare. Partecipa anche tu! Pretendiamo i nostri diritti, più soldi per tutti!». Lo scorso 25 maggio, Deliverance Milano aveva proclamato lo stato di agitazione permanente, dopo aver partecipato prima allo sciopero dei lavoratori del trasporto pubblico e poi alla manifestazione per il clima: «Siamo braccianti metropolitani, siamo il precariato urbano e vogliamo tutto!», la rivendicazione. Ora è arrivata l’ora dello sciopero.

Il collettivo Deliverance Milano era finito al centro delle polemiche il 25 aprile, quando, in occasione della Festa della liberazione, aveva pubblicato sui social una lista di clienti famosi con la seguente motivazione: «Questa è la nostra blacklist: un elenco di tutte le star e vip che regolarmente ordinano con le app e non lasciano la mancia a nessun fattorino, nemmeno in caso di pioggia!». Nell’elenco c’erano i nomi, tra gli altri, di Fedez e Chiara Ferragni, Fabio Rovazzi, Leonardo Bonucci, Mauro Icardi e Wanda Nara, Gonzalo Higuain, Cristian Abbiati, Paolo Cannavaro e altri volti noti del calcio e del mondo dello spettacolo. «Siamo sconcertati dalle dichiarazioni pubblicate su Facebook dal gruppo Deliverance Milano, soprattutto in relazione al tema della privacy e alle minacce, neanche troppo velate, che sono state rivolte ad alcuni consumatori», era stata la presa di posizione di AssoDelivery, associazione che rappresenta le principali piattaforme di food delivery (Deliveroo, Glovo, Just Eat, Social Food e UberEats) e che si era immediatamente dissociata dall’iniziativa di Deliverance Milano; inoltre, le società avevano fatto sapere di aver «segnalato l’accaduto alle autorità competenti».