Milano, orefice ucciso durante la rapina in Brera: figlio risarcito dopo 10 anni con 50mila euro

Giovanni Veronesi venne massacrato con 42 colpi di cacciavite. I legali: “Cifra irrisoria”

I rilievi nella gioielleria Veronesi di via dell'Orso
I rilievi nella gioielleria Veronesi di via dell'Orso

Milano, 12 novembre 2023 – Il 21 marzo 2013, suo padre, il gioiellere Giovanni Veronesi, 75 anni, venne ucciso nel corso di una rapina nella centralissima via dell’Orso, nel quartiere Brera a Milano.

L’omicidio e la fuga

L’uomo venne colpito 42 volte con un cacciavite e un martello da Ivan Gallo che poi era fuggito a Marbella, in Spagna, dove venne arrestato dopo una fuga durata cinque giorni. Per quell’omicidio venne prima condannato all’ergastolo, poi ridotto a 30 anni di carcere. 

Omicidio orefice di via dell'Orso
Omicidio orefice di via dell'Orso

Il risarcimento

Oggi a più di dieci anni di distanza e in assenza di risarcimento da parte dell’imputato, il figlio ha ottenuto, dal giudice civile di Roma che lo Stato italiano, in particolare la Presidenza del Consiglio, liquidi 50mila euro come indennizzo alle vittime di reati violenti. Un cifra ritenuta però “irrisoria” dai legali che lo assistono, Claudio Deflippi e Gianna Sammicheli, i quali ricorreranno in appello e alla Corti europee.

Da poco licenziato

L'omicida del gioielliere, Ivan Gallo, era un tecnico che era stato da poco licenziato dall'azienda che si occupava anche dell'impianto di videosorveglianza della gioielleria. Per il giudice che lo condannò all'ergastolo in primo grado, "prima di essere catturato dalle Forze dell'ordine”, l'uomo passò “le serate piacevolmente assumendo sostanze stupefacenti e dedicandosi ad attività ludiche”, addirittura facendo “progetti per il suo futuro”.

“Assoluta indifferenza”

Gallo si era “mostrato totalmente insensibile all'orrendo omicidio commesso”, dimostrando “assoluta indifferenza rispetto ai gravi delitti commessi”. Il movente era la rapina “con il desiderio di racimolare il denaro necessario a recarsi in Spagna in visita alla figlia”.

Drogato al porto

Arrivato a Marbella, però, non si era "dedicato solo alla figlia - aveva scritto il giudice nelle motivazioni - Un suo amico che vive lì ha riferito ad un comune amico che la sera in cui era arrivato era stato visto al porto ‘tutto fatto’ e mentre ‘giocava a freccette con un altro tossicone’”. 

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro