Quasi primavera fra via Magenta, piazza Conciliazione e via Ariosto

Il poeta Maurizio Cucchi descrive una passeggiata primaverile per le strade di Milano, dalla Basilica di San Vittore al Corpo fino alla piazza Conciliazione, apprezzando gli spazi e i monumenti della città.

Cucchi

In un tepore felicemente già primaverile, passo per via San Vittore, dove tutto il primo tratto è reso angusto dai lavori della metropolitana che ne occupano la parte di scorrimento auto. Arrivo alla Basilica di San Vittore al Corpo, a sua volta, peraltro, ostruita da plastiche per lavori in corso. Proseguo, visto che ora la via non è più compressa e piano o piano vengo a trovarmi in una realtà urbana molto diversa. Sono ormai infatti sul Viale di Porta Vercellina, strada di ampio spazio e di pieno scorrimento e il fiato mi si allarga anche alla vista dei grandi alberi che svettano, per la verità un po’ ingrigiti e vagamente spogli, verso l’azzurro del cielo. Osservo, non senza compiacimento, la vetrina della bella e storica pasticceria Biffi, che, pensate, esiste addirittura dal 1847! Ne vedo i tavolini all’aperto, con gente tranquillamente seduta a godersi buoni dolci o buone colazioni e sono ormai giunto già alla fine del corso Magenta. Mi sento un po’ incerto sulla direzione da prendere: muovermi verso Santa Maria delle Grazie? Attraversare in senso opposto e perlustrare un po’ piazza Baracca? Decido poi per la più semplice delle soluzioni e procedo in modo lineare. Anche perché continuo a gustarmi l’ampiezza degli spazi che questa zona mi sa offrire. Presto sarò dunque in piazza Conciliazione, che un tempo era il punto di confine tra la città e i Corpi Santi, e cioè le cascine e i borghi circostanti, e che si presenta nell’eleganza signorile dei suoi bei palazzi. Il nome della piazza vuole celebrare l’accordo tra lo Stato e la Santa Sede. Si impone, proprio lì al centro, uno speciale monumento, e cioè il “Gesto per la libertà“, qui installato nel 1981 e che è nota opera di Carlo Ramous, lo scultore milanese vissuto tra il 1926 e il 2003. Mi spingo ancora un po’ avanti, fino all’angolo di via Ludovico Ariosto, dove l’occhio si bea alla vista di una deliziosa villetta, poi mi decido a scendere per il rientro nella stazione del metrò lì vicino.

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