Prof abusiva, insegna per 20 anni senza avere laurea né diploma. "Deve restituire 247mila euro"

Dal 2003 supplenze di tedesco e inglese dalle materne ai licei. Aveva la licenza media, ma ai presidi forniva attestati falsificati. Scoperta per un controllo nel 2020, il Ministero rivuole i soldi

Alunni in classe (Foto d’archivio)
Alunni in classe (Foto d’archivio)

Per quasi vent’anni ha insegnato inglese e tedesco in materne, elementari e licei senza averne i titoli, anzi presentandone di contraffatti. E per lo stesso periodo di tempo ha incassato dal Ministero delle Finanze e in minima parte dagli istituti scolastici i regolari stipendi da docente. Adesso è arrivato il conto, salatissimo, per la quarantanovenne comasca Viviana Mazzoni, condannata dalla Corte dei Conti della Lombardia a restituire 247.673,41 euro.

La vicenda inizia il 19 ottobre 2020, quando il dirigente scolastico di un istituto tecnico di Como controlla le dichiarazioni presentate dalla donna per l’incarico iniziato un mese prima come "docente laureato della scuola secondaria di secondo grado": dalle verifiche emerge che Mazzoni non si è mai laureata in Lingue e letterature straniere moderne alla Iulm di Milano, essendo "incorsa nella decadenza dalla qualità di studente per non aver effettuato il numero minimo di esami nel periodo temporale prescritto dal regolamento". Di più: l’insegnante non ha conseguito neppure il diploma magistrale alla paritaria Matilde di Canossa di Como, come da lei dichiarato.

A quel punto, scatta la denuncia in Procura, che il 13 gennaio 2022 chiede il rinvio a giudizio di Mazzoni per le false attestazioni relative al titolo di studio e per le relative certificazioni fasulle nel periodo 2020-2021. Allo stesso tempo, l’Ufficio scolastico provinciale di Como segnala il caso alla Corte dei Conti della Lombardia: gli approfondimenti investigativi appurano che l’attività senza titoli va retrodata all’anno scolastico 2003-2004, ai tempi delle prime due sostituzioni dal 25 settembre al 18 novembre 2003 in un comprensivo di Uggiate Trevano e della supplenza di quattro giorni (dal 20 al 23 aprile 2004) in un comprensivo di Lurate Caccivio.

Gli incarichi si susseguono: tre settimane tra novembre e dicembre 2004 sempre a Lurate Caccivio; 17 giorni nel febbraio 2006 ad Appiano Gentile; 9 giorni a marzo 2007 a Olgiate Comasco e due mesi tra aprile e giugno dello stesso anno a Valmorea; e così via negli anni successivi negli stessi istituti e in altre scuole di Cermenate, Como e Villa Guardia. Le supplenze vengono retribuite nella stragrande maggioranza dei casi dal Ministero delle Finanze per un ammontare complessivo di 232.957,80 euro e per la restante parte (16.781,88 euro) dai comprensivi, per una cifra complessiva di 249.739,68 euro. Introiti che il 13 giugno 2023 la Procura contabile contesta formalmente alla donna, che non si costituisce in giudizio tanto da essere dichiarata contumace.

Lunedì i giudici della Corte dei Conti hanno depositato la sentenza, che ha accolto quasi in toto le richieste dell’accusa (ricalcolando al netto delle imposte gli importi bonificati dalle singole scuole) e condannato la quarantanovenne a risarcire più di 247mila euro. "È incontestato – si legge nelle motivazioni – che la convenuta abbia ottenuto gli incarichi di insegnamento pur essendo priva dei titoli di studio richiesti dalla legge per rivestire tale ruolo". Vale a dire: il diploma magistrale per i concorsi da docente di scuola materna o elementale e la laurea per cattedre nelle scuole secondarie, come prescritto dall’articolo 402 del decreto legislativo numero 94. Detto questo, "dalla documentazione prodotta – proseguono i giudici – risulta che, in totale spregio della normativa, la Mazzoni non ha mai conseguito non solo la laurea in lingue e letterature straniere, ma nemmeno il diploma magistrale".

Agli atti risulta una mail datata 9 aprile 2021 con la quale il dirigente della segreteria studenti della Iulm ha confermato "l’apocrifia dei documenti prodotti dalla signora Mazzoni", aggiungendo che in proposito è stata presentata una querela alla Procura di Milano. Stesso discorso vale per il paritario Matile di Canossa di Como: il nominativo della donna "non compare su nessun registro perpetuo dei diplomi, regolarmente custoditi presso l’istituto, per tutti i percorsi esistenti". Conclusione: "La prestazione resa in assenza dei requisiti di abilitazione richiesti è una prestazione inutile, se non addirittura pregiudizievole ai fini dell’apprendimento degli studenti". Di conseguenza, "l’erogazione dei relativi compensi costituisce un danno per l’amministrazione, danno che la convenuta deve essere condannata a risarcire".

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