Milano, 15aprile 2019  -  "No, assolutamente non ho mai avuto la consapevolezza della retrodatazione dei verbali. Nasce dalla ricostruzione post 2016, per me è stato uno dei tanti problemi di Expo e risolto in modo abbastanza veloce. Dopo guardando le carte ho avuto consapevolezza della cosa". Così Giuseppe Sala risponde a una domanda della difesa, nel processo sull'appalto della Piastra di Expo.  Il primo cittadino, ex amministratore delegato dell'Esposizione universale, è accusato di falso per la retrodatazione di due verbali sulla commissione aggiudicatrice che doveva assegnare l'appalto sull'opera portante di Expo e che, dati i tempi stretti, avrebbe rischiato di mettere in forse, in caso di ritardo, la manifestazione internazionale. 

"La procedura comportamentale era abbastanza standard, i documenti da firmare me li portava la mia assistente", nella maggior parte dei casi, "l'importante è che chi aveva voce in capitolo avesse verificato il contenuto", ammette in aula l'attuale sindaco di Milano. In carica per organizzare l'Expo fin dal 2010, Sala ricorda di aver avuto a che fare con "Decine di migliaia di pagine", da leggere o firmare. "Escludo di aver guardato tutto, non è che firmavo senza guardare, molto spesso era una verifica sommaria, sulla fiducia. Quando sapevo che il legale e il tecnico avevano verificato, mi sentivo tranquillo", aggiunge.  C'è un leitmotiv che per anni accompagna l'ad di Expo: "Il mio ricordo era facciano in fretta e troviamo persone capaci. C'era il tema dell'urgenza sempre, era chiarissimo che noi eravamo in grande ritardo. Ogni giorno perso era un giorno perso ed era una cosa che mi irritava profondamente", conclude Sala. 

E' la prima volta che il sindaco di Milano entra come imputato in un'aula di Tribunale, mentre si è già presentato nelle vesti di testimone nel processo che è costato all'ex presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni la condanna in primo grado a un anno di reclusione. L'episodio al centro del processo era ricostruito già nelle informative della Guardia di Finanza allegate all'inchiesta della Procura sulla 'Piastra' che si era conclusa con una richiesta di archiviazione respinta, alla fine del 2016, dal gip Andrea Ghinetti. In seguito, la Procura Generale aveva avocato il fascicolo dando vita a un'indagine bis con Sala che venne indagato nel 2017 in relazione alla presunta falsificazione deiverbali in concorso con il suo ex 'braccio destro' AngeloParis, ora anche lui imputato.

Secondo l'accusa, rappresentata dai pg Vincenzo Calia e Massimo Gaballo, Sala avrebbe retrodatato gli atti di nomina di due componenti su cinque della commissione che doveva assegnare l'appalto per la Piastra, il piu' 'ricco' di Expo, poi vinto dalla ditta Mantovani con un maxi ribasso. Sala avrebbe scoperto, dopo che la commissione si era gia' riunita una prima volta, il 18 maggio 2012, che due commissari erano incompatibili e avrebbe firmato due atti che annullavano quelli precedenti, aggiungendo due commissari supplenti che poi avevano sostituito i due incompatibili. Li ha firmati il 31 maggio 2012, ma la data sugli atti è quella del 17 maggio. Il presunto falso fu siglato da Sala, secondo la Procura Generale, con "l'intento di evitare di dover annullare la procedura fin lì svolta" col rischio di non aprire i cancelli dell'Esposizione, tenuto conto del ritardo già accumulato. Sempre per l'accusa, l'allora manager aveva motivato la retrodatazione "con l'asserita esistenza di un errore materiale consistente nella mancata nomina dei commissari supplenti, tacendo invece l'esistenza della causa di invalidita' che avrebbe comportato l'annullamento della gara".