Pio Albergo Trivulzio a Milano
Pio Albergo Trivulzio a Milano

Milano, 9 luglio 2020 - "L'assenteismo lavorativo mostra livelli piuttosto elevati già in condizioni ordinarie nelle varie strutture del Pio Albergo Trivulzio ma ha raggiunto livelli straordinari durante l'emergenza: in alcuni reparti e per alcune figure le assenze hanno interessato il 65% della forza lavoro". E' quanto emerge dalle relazione della Commissione d'inchiesta dell'Ats di Milano (su richiesta di Regione Lombardia e Comune di Milano) su quanto accaduto durante la pandemia da Covid-19 che nella struttura ha provocato, tra sedi centrali e decentrate, 300 decessi.

Nella relazione si legge ancora che "la presenza di casi sospetti in diverse strutture del PAT fin dai primi giorni di epidemia è coerente con l'ipotesi di un'introduzione precoce dell'infezione (attraverso personale, visitatori e pazienti ambulatoriali) e di una successiva propagazione interna tra ospiti e pazienti, che le procedure di isolamento adottate (in camera singola o per coorte) non sono riuscite ad arginare in modo efficace". Non, dunque, da malati trasferiti.

La Commissione cita anche la scarsa applicazione di misure a tutela della sicurezza dei lavoratori, a partire dalla carenza di mascherine presidi di protezione fino alla scarsità di tamponi effettuati. La relazione suggerisce anche una riorganizzazione interna della struttura, per evitare che i problemi si possano ripetere.

Dg Welfare Trivelli: "Assenteismo? Elemento grave"

"Un elemento grave, importante, che emerge è l'assenteismo che si è verificato" tra il personale del Pio Albergo Trivulzio di Milano, che appare anomalo rispetto alla media delle altre strutture e spiegabile solo in piccola parla con ragioni di malattia. "Il dato che emerge dalla relazione è distonico e pone il problema di chi è il Pat, dell'identità". A sottolinearlo è stato il direttore generale Welfare della Regione Lombardia, Marco Trivelli, durante la presentazione dei risultati della
Commissione di verifica.  "E' la partecipazione di chi lavora che fa la qualità e la differenza nella risposta a un'emergenza. Non bastano le regole. Se c'è stato un assenteismo del 60% è molto difficile che si potesse dare una risposta sostanziale a bisogni di assistenza così grandi" come quelli degli ospiti fragili di una Rsa, ragiona Trivelli facendo riferimento a un passaggio della relazione. Passaggio in cui si fa presente che "particolare criticità nella gestione dell'emergenza è stata apportata dal marcato assenteismo del personale di assistenza che ha assunto dimensioni molto superiori all'atteso e che, sommato alla contestuale momentanea difficoltà di reperire risorse suppletive, ha ridotto le presenze in servizio e limitato la possibilità di organizzare turni di personale dedicato in modo esclusivo ai vari nuclei".

Secondo i dati rilevati nella relazione, che parla di "livelli straordinari" di assenteismo su 900 operatori del Pat, la media delle assenze in tempi normali è del 30%. In emergenza Covid-19 è arrivata "al 57%, con picchi fino al 65% in alcune figure professionali (in particolare gli operatori sociosanitari che sono la parte più numerosa del personale)", ha sottolineato il direttore sanitario dell'Ats Milano Vittorio Demicheli. "Solo una parte piccola di queste assenze può essere giustificata con la malattia, visto che solo il 9% erano le assenze per infortunio Covid segnalate all'Inail".

Direttore Ats Milano Demicheli: "Pat, una struttura di tutti e di nessuno"

A chi fa presente che anche il grosso problema della carenza di protezioni, rilevato anche nella relazione, può aver avuto un peso, Demicheli non esclude questa possibilità. "Sicuramente la differenza di tutela spiega una parte del problema. La paura di prendere la malattia è una cosa che in quel momento avevamo tutti. Ci saranno molte giustificazioni. Ma la media dei comportamenti", dell'assenteismo "del Pat è anomala rispetto alla media delle altre strutture". L'esperto fa notare che in generale, indipendentemente dalla fase della pandemia, il Pat ha una media più alta di assenze. "Quando ero a Brescia", nelle vesti di Dg, ha ricordato Trivelli, "qualche persona" nell'Asst "si è ritirata chiedendomi di poterlo fare. Non possiamo a tutti chiedere l'abnegazione di dedicarsi in modo diretto ai pazienti Covid e io avevo concesso questa possibilità di non essere in prima linea. Ma il dato di fondo è che gli operatori sanitari hanno risposto in modo generoso, deciso, creativo e il dato contenuto in questa relazione è distonico e pone problema di chi è il Pat, una struttura di tutti e di nessuno". In quel momento, ha concluso Demicheli, al Pat "ci si è trovati davanti a muro molto alto di assenze e alla difficoltà di sostituirle".

Direttore Trivulzio: "Svolto un grande lavoro"

"La relazione fa giustizia del grande lavoro svolto dal Pat nelle eccezionali e gravi condizioni in cui si è sviluppata la pandemia a Milano e in Lombardia nel primo quadrimestre del 2020". Così commentano Maurizio Carrara e Giuseppe Calicchio, rispettivamente presidente del Consiglio di Indirizzo e direttore generale del Pio Albergo Trivulzio. "Dal 25 febbraio - ricordano i due dirigenti del Pat - la Protezione Civile aveva bloccato le acquisizioni periferiche di DPI; i tamponi a ospiti e personale è stato possibile farli solo da metà aprile; le indicazioni d'uso dei DPI ffp2 e anche completi per personale che operava con esposizione a droplet e con pazienti sintomatologici erano già operative con i bollettini di febbraio".

​Familiari vittime: "Delusi da Commissione"

"Esprimiamo profonda delusione per i risultati presentati oggi dalla Commissione di verifica della Gestione Emergenza Covid-19 presso il Pio Albergo Trivulzio. Notiamo come siano completamente assenti i contributi forniti da noi parenti delle vittime", afferma Alessandro Azzoni Presidente dell'Associazione Felicita che raduna i familiari delle vittime del Pio Albergo Trivulzio. Associazione Felicita - si legge in un comunicato - conferma i propri dubbi rispetto all'efficacia della Commissione costituita da ATS Città Metropolitana, realtà quest'ultima responsabile di non aver effettuato i controlli di sua competenza sull'organizzazione e la gestione della struttura da parte della Dirigenza PAT. 

Associazione Felicita "rimarca in questa sede come la correttezza delle procedure e dei protocolli interni per strutture come il Trivulzio avrebbe potuto fare la differenza rispetto alle garanzie di tutela della salute e della sicurezza sia dei pazienti, sia del personale sanitario". Inolte, la relazione rende evidente "la volontà di nascondere il problema pregresso dell'assenteismo ordinario il quale, a maggior ragione, doveva essere segnalato e non nascosto per celare l'emergenza", prosegue la nota, "per non parlare degli operatori sanitari costretti a spostarsi da un reparto all'altro senza aver ricevuto gli strumenti di protezione e indicazioni operative utili per affrontare il rischio Covid".

L'associazione ricorda infine la lettera del 17 aprile scorso sottoscritta da un centinaio di medici, infermieri e operatori del Pio Albergo Trivulzio che hanno dichiarato - testualmente- "di essere stati lasciati completamente soli, senza direttive che prevedessero protocolli aziendali diagnostico/terapeutici, univoche direttive sul trattamento dell'epidemia e delle norme d'isolamento, senza la possibilità di fare tamponi, senza DPI fino al 23 marzo". Da parte della Commissione pare essere intervenuto un 'colpo di spugna' che non si può accettare e che delude".