Milano, 13 settembre 2020 - "Scusi per il mio italiano...". In realtà, Aly Harhash, sessantunenne con un passato da docente universitario in Egitto, parla benissimo la nostra lingua, persino con una leggera inflessione partenopea: "Ho la moglie napoletana e due figli laureati", dice con orgoglio. È lui l’eroe per caso dell’esplosione di piazzale Libia, anche se Aly, emigrato nel 1979, si schermisce: "Non chiamatemi in questo modo: mi sono trovato lì e ho fatto quello che dovevo, con l’aiuto di altre persone che non finirò mai di...

Milano, 13 settembre 2020 - "Scusi per il mio italiano...". In realtà, Aly Harhash, sessantunenne con un passato da docente universitario in Egitto, parla benissimo la nostra lingua, persino con una leggera inflessione partenopea: "Ho la moglie napoletana e due figli laureati", dice con orgoglio. È lui l’eroe per caso dell’esplosione di piazzale Libia, anche se Aly, emigrato nel 1979, si schermisce: "Non chiamatemi in questo modo: mi sono trovato lì e ho fatto quello che dovevo, con l’aiuto di altre persone che non finirò mai di ringraziare", spiega al Giorno a metà pomeriggio di ieri, a poche ore dallo scoppio che ha sconvolto Milano alle 7.15.

Aly, dov’era quando è avvenuta l’esplosione?

"Ero dietro l’angolo, all’incrocio con viale Cirene: stavo parlando con il custode di un altro stabile, ho una ditta in zona di manutenzione condomini, pulizie e piccole ristrutturazioni".

Cos’ha visto?

"Ho sentito un botto terribile e ho visto volare il portone d’ingresso. Poi ho sentito le urla disperate di un ragazzo: “Aiuto, aiuto“. Ho corso verso il palazzo e sono entrato: i muri del monolocale al piano rialzato non c’erano più, riuscivo a vedere all’interno. Il ragazzo era una torcia umana, sotto choc per il dolore a tal punto da restare fermo all’interno della casa".

Come ha reagito?

"Sono corso al furgone e ho preso due coperte che di solito usiamo per coprire i mobili: le ho bagnate entrambe con l’acqua che fuoriusciva da un tubo rotto, una me la sono messa addosso io per entrare in quell’appartamento completamente invaso da fumo e fiamme e l’altra l’ho messa addosso al ragazzo".

Dove aveva ustioni?

"In volto no e neppure sul petto, mi sembra di ricordare. Sicuramente aveva ustioni sulle braccia e sulle gambe. L’ho portato fuori dall’abitazione e con l’aiuto di altre due persone, un uomo e una donna, all’esterno del palazzo. Poi ho collegato il tubo dell’idrante e ho iniziato a spegnere le fiamme. A quel punto, lui ha detto “mia moglie... mia figlia...“, e io sono rientrato per cercare altre persone intrappolate, che per fortuna non c’erano. Sono riuscito a recuperare il suo cellulare, che non si è bruciato ed era funzionante".

In che condizioni era la casa?

"Posso dire che in alcuni punti bruciava di più, in particolare nella zona della cucina, mentre altre zone sono state meno interessate dall’incendio".

È vero che ha chiuso il gas dopo aver messo in salvo il ragazzo?

"Ho abbassato la leva di un rubinetto per chiuderlo, ma non so se fosse in corrispondenza del contatore del gas: non si vedeva nulla. Più di questo non posso dire, ci sono indagini in corso per accertare le cause dell’esplosione".

Ha toccato in qualche modo la cucina?

"No, non ho toccato in alcun modo la cucina, anche perché stava bruciando".