Omicidio di Fiorenza Rancilio, il fermo del figlio e le lacrime del quartiere: “Una persona perbene”

Fiorenza Rancilio viveva e lavorava in via Crocefisso 6 ed era molto conosciuta nel quartiere. Una residente: "Si preoccupava per Guido Augusto, ma finora non era successo nulla di allarmante"

I carabinieri nel palazzo dove è stata uccisa Fiorenza Rancilio. A destra, il figlio della donna Guido Pozzolini Gobbi Rancilio

I carabinieri nel palazzo dove è stata uccisa Fiorenza Rancilio. A destra, il figlio della donna Guido Pozzolini Gobbi Rancilio

“Non è una persona che parla, saluta cordialmente ma non si ferma a parlare. Scende e va in ufficio. Finora non era mai successo nulla di preoccupante". Lavora nelle attività di famiglia e vive in un appartamento vicino a quello della madre, in cima alla palazzina di lusso di via Crocefisso 6 in pieno centro Guido Augusto Pozzobolini Gobbi Rancilio che compirà 36 anni il prossimo 27 dicembre e che è stato sottoposto a fermo d’indiziato di delitto con l’accusa di omicidio volontario: è il sospettato numero uno per la morte di sua madre, Fiorenza Rancilio, di 73 anni, ereditiera di una ricca famiglia di immobiliaristi italo francesi, trovata senza vita nel suo alloggio al nono piano del complesso ieri in tarda mattinata, con una profonda ferita alla testa.

A descrivere l’uomo, affetto da problemi psichiatrici, è una vicina. "Li ho visti martedì per l’ultima volta, la madre e lui. La signora era una signora molto gentile e molto educata. Una persona perbene". In lacrime una commerciante della zona: "Sono sconvolta, non me la sento di parlare. Per me, Fiorenza era un’amica". Il suo corpo senza vita era avvolto in coperte e asciugamani, a terra, sul pavimento di uno dei salotti dell’attico di lusso su più livelli, "una dimora piena di quadri, libri e oggetti d’arte", racconta chi ha potuto ammirarla.

La morte dell’anziana, stando ai rilievi del medico legale, risale a ieri mattina. Il primo sospetto che le fosse successo qualcosa è scattato quando la domestica che doveva entrare in casa per le pulizie non è riuscita ad aprire la porta. A quel punto è andata a chiedere aiuto ai dipendenti delle società immobiliari gestite da Rancilio, che si trovano sempre in via Crocefisso 6.

La 73enne, che teneva le redini delle attività, si presentava sempre in ufficio alle 9.30. Ieri no. Ed è partita la seconda mobilitazione e la richiesta di aiuto anche al custode. La porta dell’attico era chiusa. Quindi sono intervenuti un familiare e un conoscente che sono riusciti a entrare nell’appartamento in tarda mattinata, scoprendo la tragedia. Da qui la chiamata al 118 e alle forze dell’ordine. Evidente, una profonda ferita alla testa.

Non è chiaro se il colpo mortale sia stato inferto mentre la donna si trovava già a terra, magari stordita in precedenza. Passati in rassegna dai carabinieri del comando provinciale di Milano, coordinati dalla pm Ilaria Perinu, tutti gli oggetti che potrebbero essere compatibili con la ferita: sicuramente un oggetto pesante. Nessuno però era sporco di sangue e il sospetto è che quello utilizzato possa essere stato pulito. In serata, l’uomo era piantonato nel reparto di Psichiatria. Si va verso l’accusa per omicidio volontario nei confronti del 35enne, nato a Lugano il 27 dicembre del 1987. "La signora Rancilio aveva manifestato timori. Il figlio la preoccupava".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro