Il Musocco, milanese da 100 anni. Ecco com’è cambiato lo storico quartiere

Il cimitero, il piazzale del Municipio, l’antico complesso monastico sono i punti di riferimento della comunità. La Merlata è stata rilanciata con Expo

Giovanna Ceriani e Angela Miani, nata nel quartiere 82 anni fa

Giovanna Ceriani e Angela Miani, nata nel quartiere 82 anni fa

Milano – L’ultima sede del Municipio del Musocco è stata in piazzale Santorre di Santarosa. Un edificio in stile eclettico, neo manierista, che segue l’andamento circolare dello slargo appena riqualificato, con al centro il monumento ai caduti. Attorno alla scultura, ora raggiungibile a piedi con un sentiero dedicato, altre curve: quelle dei binari del tram. Proseguendo nell’ideale concentrico, le “onde” delle nuove panchine. Era questo il punto nevralgico dell’antico Comune annesso a Milano cento anni fa insieme ad altri dieci, prima autonomi. Il Municipio del Musocco, tra tutti, è il più particolare. Un’opera d’arte. È passato un secolo esatto: era il 14 dicembre 1923 quando il sindaco di Milano Luigi Mangiagalli comunicava che i Comuni di Affori, Baggio, Chiaravalle, Crescenzago, Gorla (già unito a Precotto), Greco, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino venivano "definitivamente aggregati" alla metropoli.

Il primo nucleo del Musocco si sviluppava intorno alle attuali vie Antonio Mambretti, Filippo Palizzi, Stephenson, Cinque Maggio (dove si trovava il primo storico Municipio, poi trasferito in viale Espinasse e infine in piazzale Santarosa), a circa 5 chilometri dal centro di Milano, lungo la strada medievale verso Varese.

Sui documenti, il Musocco compare già nel XII secolo: era una zona di terreni agricoli, ricca di acqua (l’origine del nome potrebbe essere in una parola celtica, mosa, che significa acquitrino). E comprendeva più frazioni. L’area del grande comune venne stabilita quando, nel 1869 furono accorpati Garegnano Certosa, con la basilica affrescata da Simone Peterzano, il maestro di Caravaggio, Daniele Crespi e non solo, Garegnano Marcido, dove nacque il celebre astronomo Barnaba Oriani, premiato da Napoleone, Quarto Oggiaro, Vialba, Roserio, Boldinasco, Villapizzone, Cascina Merlata e Cascina Triulza. Nel 1886, nella frazione di Garegnano, ceduta su richiesta al Comune di Milano, inizia la costruzione del cimitero maggiore, completato nel 1895, su una superficie di 400mila metri quadri di terreno che una volta era parte del Bosco della Merlata. Nome che ritorna, oggi, nel nuovo distretto di “Cascina Merlata" sviluppatosi con l’Expo e nel nuovo centro commerciale Merlata Bloom inaugurato un mese fa.

Nel 1921 il comune contava circa 15.422 abitanti, tra i più popolosi degli undici borghi. Importantissima la stazione, attivata nel 1858. E il gioiello principale resta la Certosa di Garegnano, fondata nel 1349.

Ma come si vive, oggi, a Musocco? "La zona si è trasformata. Ha tante anime. È diverso – racconta Giovanna Ceriani – vivere in via Sapri (a pochi passi dal cimitero Maggiore, ndr) o in via Mambretti. Nell’area accanto al cimitero sembra ancora di essere in un vecchio borgo". Passeggiando si vede la cascina Torchiera, risalente al XIV secolo, occupata da un centro sociale.

La donna critica, però, i lavori in corso in piazza: "Sarà più caotica". In programma nuova pavimentazione, area pedonale, 160 nuovi posti auto, pista ciclabile e più verde. Altra criticità segnalata: gli accampamenti abusivi di nomadi. Giovanna è figlia di Giacomo, scomparso alcuni anni fa, storico fiorista della zona, e di Mara Bestetti, di 79 anni, che tiene le redini dell’attività e che al Musocco è arrivata da ragazza, "sono nata alla Cascina Taverna, in viale Forlanini". Si è spostata in viale Certosa "per dare una mano a mia zia che aveva un negozio di fiori". "Ora le persone comprano soprattutto rose, da portare sulle tombe dei loro cari. D’estate, invece, puntano sui lilium".

Angela Miani, 82 anni, nata nella zona, ricorda che "quando ero bambina i fiorai davanti al cimitero urlavano sempre, come fossero al mercato. Noi, a casa, eravamo in quattro, senza acqua né bagno. A 18 anni sono andata via". Ma nel 1976 è tornata al Musocco. "Il mio posto è qui". Ogni giorno passeggia e prega davanti alla madonnina di via Sapri, edicola votiva curata dagli abitanti. "Ci sono affezionata". Come al suo quartiere.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro