Lorenzo Sanua
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Corsico - La luce di speranza per Lorenzo Sanua è dentro un’intercettazione. Una frase che un uomo di ‘ndrangheta pronuncia, che passa sotto gli occhi degli inquirenti di un’indagine che non sfiora neanche quella dell’omicidio di suo padre, Pietro, ma che parlerebbe proprio di quell’assassinio senza colpevoli. Pierino Sanua, ambulante impegnato contro la ‘ndrangheta, morì il 4 febbraio 1995 sotto i colpi di un fucile. Sparati da nessuno. Perché ancora non c’è un nome per gli esecutori e i mandanti di un omicidio di mafia. Ora la notizia di una luce di speranza, sottile ma forte, alla quale Lorenzo si aggrappa.
Cosa ricorda di quel giorno?
"Ero sul furgoncino di mio papà, era una mattina fredda, buia. Eravamo pronti, come ogni giorno, ad allestire la bancarella di frutta al mercato di via Di Vittorio a Corsico. Avevamo appena girato lungo la via, imboccato la strada del mercato, a pochi metri dalla postazione. Poi, ho sentito il colpo di fucile. Ancora mi risuona nelle orecchie".
Quando si è reso conto di quello che stava succedendo?
"Mio padre si è accasciato, colpito mortalmente. Il furgone ha sbandato. Poi tanta confusione, non ho capito più nulla, ci ho impiegato un po’ a comprendere che mio papà non c’era più. Quel suono terribile, di quel colpo di fucile, è nella mia testa. Ma ancora più forte è il rumore terribile del silenzio che ha accompagnato tutti questi anni, senza trovare il colpevole".
Ora si parla di un’intercettazione, che ne pensa?
"Da un’inchiesta è venuta fuori questa intercettazione di un uomo di mafia che ammette di aver tolto di mezzo un venditore ambulante a Milano a metà degli anni Novanta. Un uomo che farebbe parte di un clan e che potrebbe riferirsi proprio a mio padre. Io ripongo massima speranza e fiducia negli inquirenti, anche se non è facile dopo tanti anni".
Non si è mai rassegnato però.
"Non posso. Non lo nego: a volte è stato avvilente, terribile il senso di ingiustizia per colpevoli ancora impuniti. Anno dopo anno, non è semplice andare avanti con questa angoscia. Ma poi mi dico sempre che non devo arrrendermi. Lo devo fare per mio padre, per mia madre, per guardare negli occhi mia figlia e insegnarle cosa significa combattere per ciò che è importante. Mio padre dava fastidio ed è stato ucciso perché ha lottato".
Come lo ricorda?
"Un uomo buono, rispettoso ma rigoroso. Era presidente provinciale dell’Associazione nazionale venditori ambulanti e aveva capito che qualcosa non andava nelle assegnazioni delle piazzole dei venditori di fiori davanti ai cimiteri milanesi. Aveva avuto anche screzi con esponenti di famiglie mafiose sul territorio".
Le indagini potrebbero essere vicine a una svolta?
"Bisogna essere cauti, ma la speranza è viva. Ho passato tanti anni pieni di rabbia, perché vivere non sapendo chi ha ucciso tuo padre è un dolore ancora più forte. Sono passati 26 anni: troppi. L’esempio di mio padre mi accompagna ogni giorno: per questo ho deciso di impegnarmi come referente di Libera Sud Ovest e continuare a combattere. Come ha fatto lui sempre".