Via Anfossi, una manifestazione a sostegno dell'asilo Momo
Via Anfossi, una manifestazione a sostegno dell'asilo Momo

Milano, 10 dicembre 2018 - La locomotiva di Momo è in bilico ma non getta la spugna. Siamo in via Anfossi 36, vicino corso XXII Marzo, nell’asilo nido-scuola dell’infanzia privato nato nel 1996 che ospita cento bimbi e 24 lavoratori e che da anni ha i riflettori puntati per la battaglia legale generata dalla volontà del condominio in cui questa realtà è inserita dal 2012 (in affitto) di scacciare i bambini «per disturbo», in parole spicce.

La partita ora è ferma su 2 a 0 per i condòmini. Ma andiamo con ordine. Nel 2015 il giudice di primo grado condanna la proprietà a far cessare l’attività di asilo, perché quelle mura sono accatastate come ufficio. Gli avvocati presentano appello («asili nidi privati e studi commerciali e uffici rientrano nella stessa categoria urbanistica», la motivazione) chiedendo una sospensiva della sentenza di primo grado. Sospensiva ottenuta a luglio del 2016 per la gioia non solo dei piccoli, delle loro famiglie e degli insegnanti ma anche delle centinaia di persone del quartiere e non che nel frattempo si erano mobilitate con sfilate e striscioni con l’intento di «salvare La Locomotiva di Momo. I bambini portano gioia, non fastidio». Tutto resta in sospeso fino alla seconda doccia fredda dello scorso luglio, quando la Corte d’Appello ribadisce la condanna: l’asilo deve chiudere.

Da qui, il 2 a 0. Perché? «L’attività rientra tra quelle vietate dal regolamento condominiale essendo l’asilo una scuola dove si pratica notoriamente anche musica e canto», e tra le regole dello stabile si legge che «è vietato destinare gli alloggi a scuole di musica, canto e ballo e pensioni». A settembre il condominio scalpita, vota per chiedere che la sentenza venga eseguita così da chiudere l’asilo il prima possibile. Ma La Locomotiva di Momo non demorde e si rivolge allo studio legale LCA che decide di assisterla gratuitamente: un mese fa gli avvocati presentano ricorso in Cassazione e istanza di sospensiva. Il condominio reagisce presentando ricorso al giudice dell’esecuzione del Tribunale di Milano, affinché si eseguano le sentenze. Nel frattempo l’asilo resta in vita e spera ora che la Cassazione possa ribaltare la situazione. «Abbiamo scelto questo luogo - spiega Cinzia D’Alessandro, titolare insieme alla sorella Giuliana - perché ha ampi spazi che si affacciano sul parco di largo Marinai d’Italia. Fondamentale avere il parco vicino perché la nostra didattica si basa sul rapporto tra i bambini e la natura; a settembre abbiamo vinto il primo premio conferitoci dall’associazione Bambini e Natura. Il polo è stato ristrutturato con un grosso investimento economico, è separato dal resto del condominio, è insonorizzato e ha un ingresso indipendente.

Eppure c’è addirittura chi crede che le case si siano deprezzate per colpa dei bambini. Ma tengo a dire che c’è una spaccatura, non tutti vogliono mandarci via. Ora ci auguriamo di ottenere giustizia: ci siamo ritrovati in una situazione kafkiana, veniamo confusi con una balera o discoteca, mentre l’asilo è un luogo di educazione, ci sembra siano violati i diritti civili dei bambini, come fossero nati col bollo di disturbatori. Noi insegniamo regole che tutti devono rispettare».