Investigatori sul luogo del delitto, in via Esterle
Investigatori sul luogo del delitto, in via Esterle

Milano, 29 maggio 2019 – C’è un «dna» giudicato dagli investigatori «interessante», che potrebbe portare presto a una svolta nell’omicidio di Hong Songmei, la donna cinese di 54 anni trovata morta in via Esterle, traversa di via Padova, oltre un mese fa. Il dna è stato isolato sul luogo del delitto e ci sarebbero altre tracce utili che potrebbero essere ricondotte a un possibile aggressore. Tra le persone finite subito sotto la lente degli inquirenti e già interrogata a lungo c’è la donna che, insieme a Songmei, divideva l’appartamento, uno stanzino di pochi metri in cui trovavano spazio due camere e un bagno.

Con lei, la vittima divideva anche gli «affari»: entrambe ricevevano all’indirizzo di via Esterle. Ma non sarebbe lei l’unica sospettata, ci sarebbe anche un altra persona «monitorata», un uomo. Intanto gli investigatori, in quest’ultimo mese hanno ricostruito con più precisione la dinamica dell’aggressione mortale. Una aggressione molto violenta, messa in atto da una persona con molta forza e molta rabbia, avvenuta quasi sicuramente al termine di una lite, presumibilmente per soldi. Un colpo forte alla testa, che le ha procurato una ferita profonda all’arcata sopraccigliare destra e un grosso ematoma all’occhio, la botta è stata così forte da strapparle la ciocca di capelli accanto alla tempia e da romperle un orecchino, poi chi la voleva morta l’ha strangolata, ci sono segni evidenti sul collo, e per rabbia le ha premuto un cuscino sulla bocca.

La donna è stata trovata vestita e sdraiata sul letto. Aveva sangue che le usciva dal naso e dalla bocca. Per gli investigatori aveva dato appuntamento a qualcuno con cui si era incontrata nello stanzino affittato per lavorare, non un appartamento, ma la ex portineria del palazzo, anonimo, anni Sessanta. La ex portineria è appena all’ingresso del civico 29 di via Esterle, con una grande finestra che affaccia proprio sulla strada, coperta alla vista da una tapparella che restava quasi sempre chiusa e inferriate che proteggevano la stanza dalle intrusioni. I clienti consumavano e uscivano la mattina, il pomeriggio e la sera tarda, massaggi e non solo. Il flusso di persone, stando a quanto hanno confermato i residenti della palazzina, era consistente. La donna e la coinquilina si pubblicizzavano come «massaggiatrici», ma tutti sapevano nel quartiere che le due si protituivano a domicilio. Dall’appartamento è sparito un cellulare, ma le amiche avevano il suo numero e quindi non sarà difficile per gli investigatori risalire al flusso di telefonate della ultime ore. Proprio da qui, infatti, sarebbero partiti gli inquirenti, per cercare di dare un nome all’autore di un omicidio così efferato.