Patologie croniche e pazienti con quadri clinici severi: la mappa della fragilità in Lombardia

L’analisi dello statistico medico Giovanni Corrao: “Nel 2050 si rischia di avere una spesa sanitaria aggiuntiva di 1,77 miliardi di euro”

Una ricerca ha analizzato il quadro delle fragilità fra i lombardi (Archivio)

Una ricerca ha analizzato il quadro delle fragilità fra i lombardi (Archivio)

Milano, 25 febbraio 2024 – A Nord della Lombardia, nel territorio dell’Ats della Montagna, ci sono più anziani a rischio d’"istituzionalizzazione", cioè di finire ricoverati in Rsa; nell’Insubria prevale invece un problema di "vulnerabilità sociale". A Sud, il Pavese ha più malati ad elevata "complessità clinica", l’Ats Valpadana più persone con ridotta autosufficienza. Le due Ats orientali, Bergamo e Brescia, hanno una situazione più equilibrata, mentre quelle centrali, della Brianza e Metropolitana di Milano e Lodi, scontano una bassa "aderenza" dei malati cronici alle raccomandazioni per controllare le loro patologie.

È una mappa della fragilità dei lombardi quella che Giovanni Corrao, professore alla Bicocca, ha presentato ieri a un dibattito su rete territoriale, Case di comunità e ruolo delle professioni coordinato dalla consigliera regionale del Pd Carmela Rozza nell’ambito della conferenza dei dem “La salute è un diritto”.

Un’analisi "che condivideremo con gli operatori e gli altri portatori d’interesse", ed esplora la fragilità in cinque dimensioni, "perché i territori hanno profili differenti e dobbiamo calibrare gli interventi", sottolinea a margine il professore. Tra le cinque c’è anche la dimensione socioeconomica: "Abbiamo anche una mappa dell’area metropolitana di Milano, muovendosi verso le periferie aumentano le persone a rischio" di finire sulla punta rossa di una piramide che classifica i 9 milioni 963.143 lombardi che a gennaio 2022 non risultavano ricoverati in qualche struttura in base alla loro "complessità clinica".

Due anni fa ce n’erano 58.620 in cima con un "quadro clinico molto severo", seguiti da circa 258 mila lombardi con un quadro "severo" e da 939.683 di "media intensità". Lo scenario al 2050, calcolando circa centomila lombardi in meno per la denatalità, vede aumentare i pazienti a complessità massima a 145mila, i "severi" a 458 mila, i "medi" a un milione 226 mila; il servizio sanitario lombardo dovrebbe avere in carico 582 mila malati cronici più di ora, con una spesa aggiuntiva di 1,77 miliardi.

"In queste condizioni il sistema salta", chiarisce Corrao, spiegando che le condizioni si verificheranno "nell’ipotesi in cui noi non facciamo nulla". Per questo la mappa è, soprattutto, una mappa in prospettiva, per progettare "azioni che avranno effetto tra dieci anni" ad esempio sulla "mancata aderenza alle raccomandazioni" fra i tre milioni 127 mila lombardi che hanno almeno una patologia cronica - un terzo dei residenti: il Rapporto epidemiologico 2023 svela che il 58,5% dei diabetici (quasi 345mila persone) non assume il trattamento farmacologico con la costanza necessaria, il 63,6% non controlla l’emoglobina glicata almeno due volte l’anno. In Lombardia vivono poi 1,6 milioni di fumatori e 3,5 milioni di persone in sovrappeso, sottolinea Corrao.

Lo statistico medico, che collabora da tempo col Welfare regionale, invita la platea dem a "non banalizzare l’idea della tessera sanitaria ‘a punti’, lo scopo non è vincere viaggi alle Maldive ma misurare i risultati del raggiungimento di determinati obiettivi di salute"; e a "lavorare insieme, col piano sociosanitario abbiamo aperto un cantiere".

"Il piano sulla carta è condivisibile e da implementare, è la legge regionale che non risponde in nessun modo ai principi, quindi va cambiata", osserva Rozza che, aprendo il dibattito, ha criticato la promessa dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso di orari allungati la sera e nel weekend in un ospedale milanese: "Le risorse per potenziare visite ed esami andrebbero destinate alle Case di comunità, invece di gravare sul personale oberato degli ospedali".

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