Il giudice milanese Guido Salvini
Il giudice milanese Guido Salvini

Milano, 7 dicembre 2020 .- Una borsa impolverata, vecchi nastri tenuti per anni sotto il letto, certi nomi imbarazzanti di congiurati non più “coperti“ dal tintinnio dei bicchieri. E così il (fallito) golpe Borghese, in codice “operazione Tora Tora“, che era scattato la notte dell’8 dicembre 1970, assumeva tutt’altro aspetto.

Giudice Guido Salvini, all’inizio degli anni ’90 lei indagava a Milano sull’eversione di destra, quando le si presentò il capitano Antonio Labruna del Sid, il servizio segreto militare.

"Labruna era stato uno dei pochi condannati nel processo di piazza Fontana per i depistaggi del Sid, si sentiva un capro espiatorio che aveva pagato per tutti. La sua borsa impolverata conteneva grosse bobine magnetiche con le registrazioni dei suoi colloqui con i congiurati del golpe Borghese, che fino ad allora aveva custodito sotto il letto".

Il principe Junio Valerio Borghese, già comandante dai marines italiani in guerra, era stato salvato e “recuperato“dai servizi segreti americani in chiave anticomunista.

"Il Sid aveva naturalmente giocato un ruolo ambiguo: appoggiando apparentemente il complotto, ma registrando le voci di chi vi era coinvolto, in modo da potersene eventualmente servire in futuro come strumento di pressione".

Nei nastri che il Sid aveva consegnato ai magistrati romani che indagavano sul golpe, certi nomi però non c’erano.

"Erano stati coperti in modo un po’ rudimentale con il cin cin di due bicchieri. Invece nei nastri che ci portò Labruna si facevano nomi imbarazzanti come quelli dell’ammiraglio Torrisi, che in seguito divenne capo di Stato maggiore della Difesa, e soprattutto di Licio Gelli, incaricato di agire durante il golpe sequestrando il presidente della Repubblica Saragat. E poi i nomi del gruppo di mafiosi che doveva sequestrare il capo della Polizia Angelo Vicari".

Non fu un golpe da operetta.

"Ci furono concentrazioni eversive anche a Milano, Venezia, in tutto il Centro Italia, in Calabria come in Sicilia. In tutto si mobilitarono migliaia di uomini tra militari e civili. Fallì perché a mezzanotte, quando già i congiurati erano penetrati nel ministero dell’Interno, arrivò il contrordine. Probabilmente era venuto meno l’appoggio di una parte dell’Arma dei carabinieri e degli Usa, che in Italia credevano destinato al fallimentoun golpe di quel tipo".

Però effetti ce ne furono.

"Fu una specie di messaggio. Come dire, se continuano gli scioperi e se si pensa ad un’apertura governativa a sinistra, potrebbe andare peggio".Mario Consani