LUCA TAVECCHIO
Cronaca

La Resistenza in famiglia: "Le scelte di nonno e zio raccontate con mia madre"

Il libro per ragazzi di Tommaso Sacchi, scritto con la mamma Rossella Köhler. L’assessore-scrittore: "Hanno combattuto, senza mai rinunciare alla propria umanità".

La Resistenza in famiglia: "Le scelte di nonno e zio raccontate con mia madre"

La Resistenza in famiglia: "Le scelte di nonno e zio raccontate con mia madre"

"Dormivamo dove capitava, al freddo, indossando gli abiti che avevamo. E le rare volte in cui riuscivamo a trascorrere una notte in un letto vero era qualcosa di incredibile, perché ci si dimentica velocemente com’è dormire su un materasso". Così Dado racconta al nipote 13enne Tommaso com’era la realtà della vita da partigiano sui monti della Valle d’Intelvi. Dado è Edoardo Sacchi, Tommaso è Tommaso Sacchi, l’assessore alla Cultura di Milano, che ha raccolto la storia di Resistenza del nonno e dello zio nel libro Il bosco dove tutto cominciò (Mondadori) scritto con la mamma Rossella Köhler, geografa e autrice di testi scolastici, scomparsa a dicembre scorso. "Il progetto del libro – racconta Sacchi – è nato prima di scoprire la sua malattia, che in pochissimo tempo l’ha portata via". Domani a Milano, alle 18, l’autore presenta Il bosco dove tutto cominciò alla Mondadori Duomo con Daria Bignardi e Stefano Accorsi.

Com’è stato lavorare con sua mamma in un momento così doloroso?

"È stato bello. Mia mamma ha avuto il grande merito di raccogliere negli anni un’enorme mole di documenti sulla nostra famiglia, ed è stata lei a dirmi che un modo giusto e utile per rispondere al mio desiderio di raccogliere il testimone del nonno e dello zio sarebbe stato quello di farne un libro per ragazzi. Lavorare insieme a un progetto che ci proiettava nel futuro nell’istante in cui la malattia glielo cancellava dall’orizzonte, ha aiutato me e spero anche lei ad affrontare quel momento terribile. Porterò con me anche il ricordo delle nostre bellissime riunioni editoriali nella stanza di ospedale".

Dado e Gianpaolo, i due partigiani raccontati nel libro, sono due figure molto diverse, in quale si riconosce di più?

"Un po’ in tutti e due. E spero di avere preso un po’ da entrambi. Con il nonno Dado, morto nel 2020, c’è stato un rapporto diretto fin da quando ero bambino. L’ho sempre ammirato per la sua dolcezza e il senso di giustizia. Gianpaolo invece non l’ho mai conosciuto, è morto a vent’anni proprio mentre combatteva i nazifascisti. Era un artista e nelle lettere mostrava anche una scrittura davvero insolita per un ragazzo così giovane. Entrambi a loro modo si sono opposti alla violenza del fascismo, le loro coraggiose scelte di ragazzi che si sono trovati a fare i conti con la Storia sono per me di grande ispirazione. E spero lo possano essere anche per i giovani lettori".

Cosa ci insegnano oggi le storie di Dado e Gianpaolo?

"Tanto. Mio nonno, pur abbracciando la Resistenza, non ha mai rinunciato alla sua umanità. Ci ripeteva sempre di non aver mai sparato a qualcuno. Anche in questo rimanere profondamente umano in mezzo all’orrore trovo un grande insegnamento. E poi la ricerca continua della giustizia, quanto ci si debba impegnare, ognuno con i propri mezzi e la propria indole, per dare un contributo a cambiare in meglio il mondo in cui si vive".

Dove sarà il 25 aprile?

"Naturalmente al corteo di Milano. Poi andrò in Val Pellice dove ogni 25 aprile c’è una cerimonia per ricordare i partigiani che combatterono su quelle montagne, tra i quali lo zio Gianpaolo. Come racconto nel libro, quanto ancora è amato lo zio in quelle zone lo abbiamo scoperto per caso ed è stato motivo di grande orgoglio. Da allora quella cerimonia mi riempie sempre di commozione".

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