La marcia dei 1.500 per Gaza: "Questo non è un genocidio?". Fischi, veleni e “partigiani“ divisi

Il presidente provinciale Anpi si è dimesso perché in disaccordo sull’utilizzo del termine. Spaccatura interna e con la direzione nazionale. Fumogeni in corteo, urla contro Meloni e Biden.

La marcia dei 1.500 per Gaza: "Questo non è un genocidio?". Fischi, veleni e “partigiani“ divisi

La marcia dei 1.500 per Gaza: "Questo non è un genocidio?". Fischi, veleni e “partigiani“ divisi

"Il popolo palestinese non rinuncia ai suoi diritti e all’autodeterminazione. Stop al genocidio! Questo non è un genocidio?". Da piazza San Babila a piazza Duca d’Aosta, passando per corso Venezia, viale Città di Fiume e via Vittor Pisani, il corteo pro Palestina ha invaso le strade del centro ieri pomeriggio per la manifestazione che è diventata tradizione, la ventunesima in città dallo scorso autunno. Applausi quando dal megafono una ragazza ha urlato prima della partenza: "Dobbiamo ringraziare il presidente provinciale dell’Anpi Roberto Cenati per essersi dimesso", in disaccordo con la scelta dell’Anpi nazionale di usare il termine “genocidio“ per quello che sta accadendo a Gaza. "Vergogna", la risposta della piazza, con fischi al nome di Cenati. "Vergogna, ha fatto eco l’attivista. Il 25 aprile si avvicina e ricorderemo a questa città cos’è la Resistenza".

Altri applausi quando ha preso la parola un altro promotore dicendo "la settimana scorsa eravate tantissimi" in riferimento al corteo nazionale del 24 febbraio contro la guerra, che ha richiamato a Milano migliaia di persone da tutta Italia per chiedere il "cessate il fuoco" a Gaza ma anche per unirsi contro le cariche e le manganellate della polizia nei cortei di Pisa e Firenze. Ieri la pioggia non ha comunque fermato la folla, con bandiere della Palestina e della pace. Anche famiglie con bambini tra i 1.500 partecipanti all’evento che si è svolto senza tensioni, cominciato con il ritrovo alle 15 in piazza San Babila. Solo qualche fumogeno acceso durante la marcia, sempre monitorata da polizia di Stato e carabinieri secondo il dispositivo di ordine pubblico predisposto dal questore Giuseppe Petronzi attivato fin dalla sera prima a tutela degli obiettivi sensibili. A pochi metri dal Consolato Usa, in via Principe Amedeo, dal megafono una ragazza ha urlato: "Ricordiamo a questi americani chi sono i criminali: Israele". Quindi si è alzato un coro: "Israele criminale, Palestina immortale". E sempre in quel punto i manifestanti hanno gridato: "Joe Biden assassino", "Meloni assassina".

Alle 18 l’arrivo davanti alla stazione Centrale: “traguardo“ tagliato dallo striscione di testa "Fermiamo il genocidio a Gaza – Salviamo Gaza" dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, seguito da tanti cartelli di singoli e striscioni di associazioni, partiti e collettivi tra cui “Salaam ragazzi dell’Olivo Milano“, il Centro sociale Vittoria, Cambiare Rotta, Rifondazione comunista. In corteo anche attivisti di diverse sezioni Anpi, con lo striscione “Stop genocidio Gaza“. "Meno male che Cenati se n’è andato, ha una posizione che non condividiamo", ha evidenziato qualcuno, plaudendo alle dimissioni del presidente provinciale che ha scelto di andar via dopo 13 anni perché in disaccordo con l’utilizzo da parte dell’associazione della parola “genocidio” in relazione alla risposta militare di Israele nella striscia di Gaza. "Il termine – ha sottolineato Cenati – va usato con delicatezza perché è lo sterminio programmato scientificamente di una popolazione". Parole che hanno creato una spaccatura profonda. "Mi lasciano stupito – il commento del presidente nazionale Anpi Gianfranco Pagliarulo –. Una delle parole d’ordine per la grande manifestazione del 9 marzo è “impediamo il genocidio“, parola che utilizza il Tribunale penale internazionale". “Stop al genocidio“ è lo slogan che tante sezioni scrivono pure sui social e nelle locandine. "Sta avvenendo il massacro di una popolazione, non è un genocidio? – il commento di Giuseppe Natale, di Anpi Crescenzago –. La maggior parte di noi si è schierata contro Cenati e continueremo a far sentire la nostra voce per la pace e per la libertà dei popoli".

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