El purtava i scarp de tennis - Enzo Jannacci
El purtava i scarp de tennis - Enzo Jannacci

Milano, 25 settembre 2015 - Le sue storie musicali dipingono una Milano d’altri tempi e hanno lasciato un’impronta nei cuori dei cittadini che ancora oggi lo ascoltano con nostalgia. Adesso è come se Enzo Jannacci, cantautore, cabarettista, attore e medico, tra i pionieri del rock italiano e cantastorie, scomparso due primavere fa, tornasse tra i palazzi, i muri e i parchi della sua periferia a sud est della città, dove ha vissuto, d’ispirazione per i suoi brani più celebri in dialetto milanese. Già, perché il “Percorso Jannacci” diventa realtà: come in un museo a cielo aperto, le canzoni si potranno «vedere» nei quartieri protagonisti grazie a targhe, su cui si leggeranno stralci dei testi, e opere di artisti di strada che interpretano le scene rese poesia dal cantautore. È il risultato di un anno e mezzo di cammino, promosso dal Consiglio di Zona 4 e in particolare dalla commissione Cultura. «L’intento – spiega Rossella Traversa, presidente di commissione – è realizzare un percorso culturale fuori dal centro, in una zona che è stata così importante per Jannacci». 

TALENTI II murale dedicato a “El portava i scarp del tennis” in viale Corsica all’angolo con via Ardigò e la squadra di artisti guidati da Danis Ascanio (Newpress)

Ora è il momento di tagliare i nastri. Si comincia domani a Rogoredo, ore 15: il tunnel pedonale tra le vie Rogoredo e Orwell sarà dedicato alla canzone «Andava a Rogoredo», dove sembra quasi di sentire l’uomo che inseguiva l’amore mentre «cercava i suoi danée». Il brano è stato illustrato dagli artisti e poeti di strada Ste-Marta, Mister Caos e Francesca Pels. L’inaugurazione sarà animata con musica e racconti a cura dell’Associazione VerdeFestival. Sabato 3 ottobre alle 11 sarà la volta di viale Corsica all’angolo con via Ardigò: il muro della massicciata ferroviaria dei «Tre ponti» si è già trasformato nella tela di un murale ispirato a «El portava i scarp del tennis» (foto a destra), dipinto da artisti diretti da Danis Ascanio, cubano.

Per l'occasione sarà presente anche il figlio del maestro, Paolo Jannacci e un quintetto di sax della Civica scuola di musica. «Abbiamo rappresentato delle gambe di uomo, sullo stradone per andare all’Idroscalo. E l’uomo che si arrampica è un augurio per il futuro», spiega Ascanio. L’opera è stata realizzata in collaborazione con Metropolitana Milanese. Gli street artist hanno portato allegria anche all’uscita della nuova fermata del passante ferroviario. Lo stesso giorno, alle 16, verrà scoperta la targa di via Lomellina all’angolo con via Sismondi, dedicata a «E io ho visto un uomo». Anche qui, sembrerà di scorgerlo, «per caso, una sera, svuotarsi di tutto il suo dolore: rumore di neon che c’era in vetrina si udiva soltanto, in via Lomellina». L’artista Mork ha già lasciato un segno colorato sulla centralina elettrica. Il giorno seguente, alle 11, l’appuntamento sarà in piazzale Martini, civico 14, per ricordare «La forza dell’amore», scritta con Dario Fo. Lì come in altri angoli di città «ier sera pioveva». Il percorso verrà completato con un’ultima targa, da posare prossimamente in piazzale Susa angolo viale Campania.