Il cronista nei panni del trendsetter
Il cronista nei panni del trendsetter

Milano, 3 febbraio 2018 - Venticinquemila persone lo seguono. Un’intera cittadina. Commentano ciò che fa ogni giorno, ridono o si arrabbiano per quello che dice. La gente partecipa ai suoi sondaggi, gli consiglia cosa mettersi il sabato sera e lo invitano spesso a cena. Alcuni dicono che eserciti un’influenza su chi lo vede. La realtà però è che non si tratta degli abitanti di una città. Parlano decine di lingue diverse e non si conoscono l’uno con l’altro. Tanti russi, arabi e cinesi, molti di loro nemmeno esistono. Lui è quello che oggi si definisce un influencer, la sua città è Instagram ed è riuscito a conquistarla in meno di un mese al costo di dieci dollari. Ecco come ce l’ha fatta. Il cronista del Giorno ha provato a trasformare il suo account sul social network in un lavoro. All’inizio ha sfruttato gli hashtag, parole chiave che fanno trovare le foto a chi è interessato al tema. Milano ha aiutato parecchio, bastava caricare uno scatto e scriverci #fashionweek e gli utenti, credendo di interagire con un modello o uno stilista, cominciavano a seguire. Lo stesso per gli altri eventi: utile geolocalizzarsi durante meeting e festival. Così i seguaci aumentavano, con moderazione, ma erano persone reali attratte dai finti interessi che di foto in foto cambiavano. Non bastava: ci si è rivolti a uno dei siti, perlopiù americani e cinesi, che vendono pacchetti di seguaci per i social. In vendita ci sono due tipi di follower: i primi sono account normali e costano in media 2-3 centesimi l’uno. Poi ci sono le «persone d’oro», cioè quegli utenti che non smetterebbero mai di seguirti e interagiscono con tutto ciò che pubblichi.

La verità è che si tratta nella maggior parte dei casi di utenti non reali, ma di programmi che creano in continuazione nuovi account proprio per questo tipo di commercio. Al peggio, alcune piattaforme rubano i profili di persone vere hackerando le credenziali di accesso e sfruttandoli per il mercato di like e follow comprati. Si vendono pacchetti di ogni tipo: dal piano mensile ai 10mila follower comprati tutti insieme con prezzi scontati, di solito 60 euro circa. Per l’account @feliceflo ne sono stati acquistati cento. All’inizio ha funzionato, ma dopo una settimana quei follower sono quasi tutti scomparsi: proprio perché spesso si tratta di account falsi che l’algoritmo di Instagram riconosce e chiude. Persi sia i soldi sia i seguaci. Il segreto per essere premiati dagli algoritmi dei social è essere attivi e precisi, nel senso che non ci si può localizzare a Londra se la foto è stata scattata sotto il Duomo. Poi ci sono varie applicazioni per il cellulare che funzionano così: segui per essere seguito, metti mi piace per ricevere la stessa interazione.

Così l’account @feliceflo ha superato i 10mila seguaci. Ma anche in questo caso molti follower erano utenti inattivi, finti o stranieri. Gli altri 15mila seguaci sono arrivati commentando le foto di vip di Instagram, cercando di farsi notare da loro e di conseguenza ricevendo le attenzioni dei rispettivi seguaci. È come una catena di Sant’Antonio, e funziona. In due settimane di attività costante, spasmodica, commentando tutto e chiedendo riscontri per la propria attività su Instagram, @feliceflo ha raggiunto 25mila seguaci e circa 500 mi piace a foto. Sono arrivate le proposte di lavoro. Prima una società statunitense chiamata Obviously che promette di mettere in contatto influencer con aziende del calibro di Google, Uniqlo e Zara. Funziona così: la società spedisce a casa prodotti da fotografare e postare sull’account Instagram e in cambio l’influencer può tenersi l’orologio o la felpa che riceve. Poi un rivenditore di prodotti tecnologici online ha offerto 50 euro per pubblicare un video in cui si testimoniava la velocità della spedizione. Seguaci e mi piace oggi fanno di Instagram un vero ufficio di collocamento digitale per promoter.