L’IMPATTO Il 76enne  Alfonso Bellanca (nel riquadro) è morto  sul colpo  dopo essere stato travolto  dalla moto La polizia locale ha effettuato  per ore  i rilievi Traffico bloccato
L’IMPATTO Il 76enne Alfonso Bellanca (nel riquadro) è morto sul colpo dopo essere stato travolto dalla moto La polizia locale ha effettuato per ore i rilievi Traffico bloccato

Milano, 12 agosto 2018 -  «Lo diciamo sempre, che “può capitare a tutti”. Questa è la dimostrazione. Ora mi sembra assurdo che sia capitato a me, a noi». L’avvocato Giuseppe Bellanca, di Paderno Dugnano, è vicepresidente dell’Associazione italiana vittime e infortuni della strada. Vittima di un destino beffardo ora è lui: suo padre Alfonso Bellanca, 76 anni, è stato investito e ucciso ieri poco dopo le 7 da una moto in via Comasina alla periferia nord della città mentre attraversava la strada a piedi. In sella alla Beverly 300 Piaggio che lo ha travolto c’era un 29enne il quale - si è accertato in un secondo momento - guidava senza patente (per questo veicolo è necessario avere la A2).

In base a una prima ricostruzione della polizia locale, la due ruote avanzava in direzione centro mentre l’anziano, appena sceso dal tram Limbiate-Milano, stava attraversando la strada in prossimità delle strisce pedonali per raggiungere la fermata metropolitana della linea gialla Comasina. Non è mai arrivato al marciapiede: è stato centrato e ucciso sul colpo. Inutili i soccorsi. Il 29enne, che dopo l’impatto ha perso il controllo della moto, è stato soccorso in codice verde al Sacco, sia per lo choc e sia per lievi ferite. Secondo i test effettuati, non era sotto l’effetto di alcol o droga. È stato denunciato per omicidio stradale. La moto gli è stata sequestrata e dovrà pagare una sanzione amministrativa di 5mila euro. E già nel 2013, apprendiamo, era stato sorpreso alla guida di un veicolo senza patente.

Beffa nella beffa: ieri il signor Alfonso era uscito presto di casa per prestato servizio allo sportello dell’Associazione vittime e infortuni della strada all’ospedale Gaetano Pini in zona Crocetta. Partito da Paderno, era salito sul tram Milano-Limbiate e dalla Comasina avrebbe raggiunto l’ospedale col metrò giallo. «Era molto attivo nella onlus – spiega il figlio Giuseppe –, si dava da fare sia agli sportelli, sia distribuendo volantini e sia dando consigli in strada. Guai se qualcuno non attraversava sulle strisce pedonali. Riprendeva pure il nipotino Marco, di 11 anni, figlio di mia sorella Loredana».

Una persona lucida, attiva, non solo nell’associazione. «Aveva tanto da dare. Adesso era in pensione, dopo una vita passata a fare il camionista per la ditta Basf (una delle più grandi compagnie chimiche a livello mondiale, ndr)», ricorda ancora il figlio Giuseppe. «Ora siamo tutti distrutti: io, mia sorella, mamma Rosa. E per la prima volta mi trovo in una doppia veste: da un lato ricevo le telefonate di vittime (proprio oggi, quella di due famiglie che hanno perso due ragazzi), dall’altro mi ritrovo a essere io stesso vittima. Ringrazio la presidente dell’associazione, la psicanalista Manuela Barbarossa, che è stata la prima a telefonarmi dopo l’incidente. Mi ha esortato ad aver fiducia nella polizia locale, nella Procura e in tutte le istituzioni. E io ce l’ho. Papà avrebbe voluto così».