Imane Fadil davanti al tribunale di Milano (Ansa)
Imane Fadil davanti al tribunale di Milano (Ansa)

Milano, 21 marzo 2019 - Gli esami sul corpo di Imane Fadil, la testimone chiave dei processi Ruby, "escludono la presenza di radioattività". E quanto si apprende da fonti mediche.

Si tratta di un'importante svolta nelle indagini del procuratore aggiunto di Milano, Tiziana Siciliano, titolare dell'inchiesta per omicidio volontario contro ignoti per la morte sospetta dell'ex modella che ha svelato il 'Bunga bunga' nella villa dell'ex premier Silvio Berlusconi. Questo dato scientifico fa cadere definitivamente l'ipotesi che Imane Fadil sia morte per avvelenamento da radioattività. Restano in piedi le altre due ipotesi: avvelenamento da metalli o morte per malattia rara.

Sono stati gli esperti dell'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Milano, guidati da Cristina Cattaneo (l'anatomopatologa dei casi Yara Gambirasio ed Elisa Claps) a prelevare alcuni campioni di tessuto dal fegato e dai reni
dell'ex modella 34enne, morta in circostanze misteriose lo scorso 1 marzo. Un'operazione che ha anche richiesto, a scopo precauzionale, l'intervento del Nucleo Radiologico e Batteriologico dei Vigili del Fuoco proprio per scongiurare ogni rischio di contaminazione radioattiva per i medici che hanno effettuato i carotaggi. I successivi test, effettuati dagli specialisti dell'Istituto di Fisica dello stesso ateneo milanese, hanno certificato l'assenza di tracce radioattive nel corpo della 34enne.