I club restano tiepidi. Il Milan: ok al dialogo ma c’è già San Donato. L’Inter è alla finestra

Nessun commento ufficiale delle società, scettiche sul restyling. Centrodestra diviso. FI ha promosso il progetto, Lega e FdI frenano.

Commenti ufficiali: nessuno. Impressioni fuori virgolette: scetticismo. Ma nessuna fuga in avanti. Milan e Inter scelgono il garbo istituzionale, almeno per ora, per commentare le parole del sindaco Giuseppe Sala sulla ristrutturazione dello stadio di San Siro. I club ieri non sono stati invitati ufficialmente alla commissione consiliare in cui il primo cittadino ha parlato del Meazza e in cui è stato presentato il progetto di restyling firmato dall’architetto Giulio Fenyves (Arco Associazioni) e promosso dal capogruppo di FI Alessandro De Chirico, illustrato sul Giorno del 20 gennaio. Certo, alcuni osservatori dei club erano presenti nella tribuna del pubblico dell’aula del Consiglio comunale, scelta per ospitare la commissione – il consulente Giuseppe Bonomi per i rossoneri, due comunicatori per i nerazzurri – ma Sala deve ancora convocare i vertici dei club per riaprire un dialogo interrotto a settembre.

Allora, con una lettera, il sindaco aveva provato a stanare i due club, che si erano rifugiati in un catenaccio basato su due argomenti: il vincolo pendente sul secondo anello del Meazza e il possibile referendum sul futuro dello stadio. Cinque mesi dopo, Sala dà per "certo" che, Tar o no, resti il vincolo voluto dalla sovrintendente Emanuela Carpani e contestato con un ricorso dalla Giunta comunale. Quanto alla consultazione popolare, lo scorso 21 dicembre il Collegio dei garanti ha bocciato i quesiti referendari. Due elementi di novità – vincolo certo e zero referendum – che fanno dire al sindaco che è il momento di riaprire il dialogo con i club: "La prima cosa che farò è scrivere al Milan, mettendo per conoscenza l’Inter, per sapere se i rossoneri sono ancora interessati all’area di San Siro oppure, visti gli atti amministrativi già fatti, puntino sull’area di San Donato Milanese per il loro nuovo stadio. E poi convocherò i vertici dei due club. Non so se vogliono venire insieme oppure no".

L’altro elemento che Sala intende mettere sul tavolo davanti a Milan e Inter è quanto sostenuto dall’architetto Fenyves presentando il suo progetto: cioè che ristrutturare il Meazza è possibile senza far traslocare in un altro impianto le squadre per due o tre anni. La tesi rossonerazzurra, dal 2019 ad oggi, è sempre stata quella opposta: no al restyling perché costringerebbero le due squadre a migrare fuori Milano, con riduzione degli introiti da biglietti e disagi per i tifosi. Il sindaco, invece, prima premette che "questo di Fenyves è solo uno studio" e poi sottolinea che "contiene alcuni elementi di novità e capita nel momento giusto per riavviare il dialogo: i progettisti confermano che si possono fare i lavori senza chiudere lo stadio, una questione dirimente per Milan e Inter". I club prendono atto di questa tesi, ma prima di crederci vorrebbero vedere un progetto vero e proprio. C’è anche chi ricorda che nell’ottobre 2019 il rettore del Politecnico Ferruccio Resta disse in Consiglio comunale che "ristrutturare San Siro sarebbe complicato e difficile". E allora non c’era neanche il vincolo sul secondo anello.

Centrodestra e centrosinistra, intanto, commentano in ordine sparso. L’azzurro De Chirico è convinto che "salvare il Meazza si può, ora si faccia presto". Ma gli altri partiti dell’opposizione restano scettici. Il leghista Samuele Piscina parla di "progetto Meazza in ritardo, non condiviso con le squadre e senza futuro. Sala dia risposte serie". Il capogruppo di FdI Riccardo Truppo lo giudica "un sedicente nuovo progetto che ci fa fare un salto indietro nel passato". Il capogruppo del Pd Filippo Barberis, al contrario, condivide l’apertura del sindaco mentre il verde Carlo Monguzzi dice polemico rivolto a Sala: "Oggi ho il sorriso del profeta che accoglie la conversione" da un nuovo stadio al restyling del Meazza.

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