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24 mag 2022

Ha l’obbligo di firma tutti i giorni. Ma dove?

Giovane rom arrestata (e scarcerata) dopo un tentato furto deve presentarsi alla polizia anche la domenica in "zona Bisceglie"

24 mag 2022
La nomade pregiudicata è finita al centro di un cortocircuito della giustizia
La nomade pregiudicata è finita al centro di un cortocircuito della giustizia
La nomade pregiudicata è finita al centro di un cortocircuito della giustizia
La nomade pregiudicata è finita al centro di un cortocircuito della giustizia
La nomade pregiudicata è finita al centro di un cortocircuito della giustizia
La nomade pregiudicata è finita al centro di un cortocircuito della giustizia

Arrestata per tentato furto, la giovane mamma è stata scarcerata perché ha un bimbo di appena due mesi. Però il tribunale le ha imposto l’obbligo di firma e perciò deve presentarsi tutti i giorni all’autorità giudiziaria. "Quella territorialmente competente" (hanno scritto i giudici) per la zona in cui l’imputata, una rom trentenne, ha dichiarato di abitare, cioè "Milano, zona Bisceglie". Sì ma dove esattamente?

È un po’ paradossale il provvedimento con cui il Riesame ha sostituito la misura cautelare per la giovane, arrestata in flagrante venti giorni fa mentre con due compici ( che poi se l’erano data a gambe) aveva tentato di portar via il borsellino di un’anziana che stava facendo la spesa all’Esselunga di viale Forze Armate. In carcere, dove l’aveva mandata il giudice del processo per direttissima, Cinzia H. per legge non poteva restare visto che ha un bimbo piccolissimo e non c’erano "esigenze eccezionali". Così il tribunale della libertà ha disposto per la giovane mamma l’obbligo di firma con la presentazione alla polizia giudiziaria tutti i giorni della settimana, domenica compresa.

Solo che nel provvedimento non c’è l’indicazione precisa dell’ufficio dove la donna si deve recare. "Zona Bisceglie messo nero su bianco" è un po’ vago, perché ovviamente in quella zona di Milano (a dire il vero non un quartiere ma una strada) ci sono sia polizia che carabinieri. Dev’essere dunque l’indagata a scegliere l’ufficio? Il codice, a dire il vero, prevede il contrario: cioè che sia il giudice a dare disposizioni precise per l’esecuzione della misura cautelare. Fra l’altro, pure l’orario in cui la donna deve presentarsi è stato lasciato in bianco perché da determinare, scrive il provvedimento, in "accordo" tra l’indagata e l’autorità giudiziaria. Risultato: non si sa dove la giovane sia andata a mettere la firma, ammesso che l’abbia fatto davvero.

Il paradosso è che in questo modo sarà difficile anche accertare se la ragazza abbia rispettato o meno l’obbligo. Nessuna delle autorità giudiziarie competenti "per zona" può sapere se Cinzia si sia presentata o no in qualche ufficio diverso dal proprio. E dunque, a voler essere realisti, nessuna di queste potrà lamentare la mancata presentazione di chi potrebbe essere andata a bussare altrove.

Insomma, un pasticcio per evitare il quale la procura ha impugnato in cassazione il provvedimento del Riesame. La legge prevede infatti che spetti al giudice indicare luogo e ora della presentazione a carico della persona sottoposta a indagini."In caso contrario - si legge nel ricorso - la misura diventerebbe indeterminata nel suo contenuto e, come evidente ed immediata conseguenza, inapplicabile: se non è fissato esattamente dove l’imputato debba presentarsi, né individuabile in base a criteri di facile ed inequivoca applicazione diventa estremamente difficile verificare, non solo se l’obbligo viene rispettato, ma ancora prima se la misura abbia iniziato ad avere applicazione".

M.Cons.

© Riproduzione riservata

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