La giudice Adriana Cassano Cicuto e il passo indietro per il marito Fabio Roia: “Decisione dolorosa, ma sono la sua prima fan”

Milano, la magistrata e la scelta di lasciare le funzioni semidirettive dopo la nomina del marito a presidente del Tribunale: “Alle mie figlie dico di non farsi mettere i piedi in testa e non fare rinunce se non ne vale la pena”

Fabio Roia con le figlie Alessia e Federica e la moglie Adriana Cassano Cicuto
Fabio Roia con le figlie Alessia e Federica e la moglie Adriana Cassano Cicuto

Milano – “Sono la prima fan di mio marito e per lui è un’occasione troppo importante: non nascondo, però, che la mia è stata una scelta sofferta e molto dolorosa". Adriana Cassano Cicuto, in magistratura dal 1987, riflette sul suo “passo indietro” a favore del marito, il nuovo presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia.

Adriana Cassano Cicuto
Adriana Cassano Cicuto

Nominato dopo quasi due anni di "vuoto", nel suo discorso Roia ha voluto formulare un “atto di scuse” verso la moglie giudice che "ha rinunciato alle funzioni semidirettive giudicanti presso il Tribunale per evitare una situazione di incompatibilità”. Una scelta definita come “l'unica ombra” in una giornata di festa e commozione, nell'aula magna gremita del Palazzo di giustizia, perché “emerge sempre la questione di genere con la donna che deve arretrare per fare spazio all'uomo”. L’auspicio del nuovo presidente del Tribunale di Milano è che “in un momento davvero prossimo si possa dire e fare il contrario, attraverso la creazione di una effettiva parità di chance fra donna e uomo in tutte le articolazioni della società”.

Adriana Cassano Cicuto, la sua è stata una scelta sofferta?

“Senza dubbio, anche perché ho già fatto una scelta simile nel 2001 quando mio marito è stato nominato nel Comitato Direttivo Centrale dell’Anm (l’Associazione Nazionale Magistrati, ndr) a Roma. In quegli anni lavoravamo entrambi in Procura a Milano, e io rinunciai alla Procura per andare in Tribunale, sempre a Milano: da allora mi occupo di giustizia civile. Una rinuncia fatta anche per le nostre figlie, Alessia e Federica. Adesso hanno 29 e 32 anni, ma all'epoca erano ancora piccole e avevano bisogno di tempo e attenzioni. Tornando indietro sono scelte che rifarei, anche se sono state dolorose. Per mio marito, ora, l’occasione era troppo importante. Non ho mai pensato di mettermi di traverso, sarebbe stata una perdita anche per il Tribunale e sono io la sua prima fan. Poi nel 2001 avevamo le figlie piccole, ora abbiamo i genitori anziani. Una situazione comune a tantissime donne che cercano, con tanta fatica, di combinare il lavoro con la vita familiare”.

In quale ambito lavorerà ora?

“Presterò servizio come consigliere alla terza sezione civile della Corte d'Appello di Milano. Ci metterò come sempre il massimo dell'impegno, ma sarà anche un dispiacere lasciare il mio incarico a fine mese perché finora abbiamo fatto un lavoro organizzativo incredibile, gestendo due sezioni con 14 giudici. Una sorta di "minitribunale". Dopo tanta fatica era arrivato il momento di goderci i risultati. La ferita si rimarginerà, anche perché nelle mie scelte ho sempre cercato di mettere al primo posto gli altri e la mia famiglia. Mio marito è sempre stato impegnato per il lavoro, anche fuori Milano, e io mi sono sempre sentita come una sorta di capofamiglia. Siamo entrati insieme in magistratura, ci siamo conosciuti lavorando presso la Procura circondariale, abbiamo avuto due figlie e siamo sempre riusciti a mantenere un equilibrio familiare. Anche grazie, è inutile negarlo, ad alcune mie rinunce”.

Suo marito, nel discorso di insediamento, ha auspicato la creazione di un’effettiva parità di chance fra donna e uomo in tutte le articolazioni della società. Arriverà, in futuro, un vero cambiamento?

“Me lo auguro davvero. Per ora, nel mio ambiente, non ho ancora visto un uomo fare un passo indietro a favore della moglie. Una delle mie figlie sta cercando di entrare in magistratura, l’altra sta seguendo la carriera diplomatica. Anche loro erano presenti alla cerimonia. Io ho sempre cercato di trasmettere loro un messaggio: non fatevi mettere i piedi in testa, e non fate rinunce se non ne vale veramente la pena. Mio marito ha fatto un bel discorso, mi sono commossa ma sono riuscita a non piangere”.

Lei e suo marito avete affrontato anche una dura prova durante la pandemia, con il ricovero all’ospedale Sacco e il lungo percorso per ristabilirvi. Quale ricordo ha di quel periodo?

“È stata una delle prove che la vita ci ha posto davanti, e siamo riusciti a superarla. Siamo stati ricoverati per un mese, mio marito era più grave. Per fortuna eravamo nello stesso ospedale. È stato un periodo difficile per tutti, adesso guardiamo avanti”.

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