Levi, un’odissea nel cognome: i dischi, Mussolini e il Binario 21. Ezio e Renato, gli amici ritrovati

Il musicista fuggì dalle leggi razziali ed emigrò a New York, l’intellettuale morì ad Auschwitz. Un docente del Conservatorio ha ricostruito le loro vite. Il primo febbraio l’abbraccio tra gli eredi

Ezio e Renato Levi
Ezio e Renato Levi

Milano - Due storie si incrociano nella Milano del jazz negli anni Trenta: la prima, un poco più conosciuta ma ancora ricca di sorprese, è quella di Ezio Levi, ingegnere, musicista e animatore culturale, costretto a fuggire per le leggi razziali. La seconda – finalmente strappata all’oblio – è quella di Renato Levi, di vent’anni più grande, intellettuale, importatore di musica jazz e proprietario di un negozio di dischi a due passi dalla Scala.

A mettersi sulle loro tracce è stato Luca Bragalini, musicologo e docente di Storia del Jazz al Conservatorio Giuseppe Verdi: per un anno ha scavato tra gli archivi di Milano e Roma, ha “bussato“ alle porte di Londra e di Lima, si è messo in contatto con i discendenti sparsi tra l’Australia e la Svizzera, che il primo febbraio si incontreranno a Milano.

Tutto ha inizio da un equivoco o, meglio, da una consonante. Bragalini stava ricostruendo la storia di Ezio: "Il musicologo Adriano Mazzoletti (scomparso nel giugno del 2023, ndr ) aveva condotto qualche studio su di lui, ma si sapeva ancora poco – spiega il professore del Conservatorio –. Fu Ezio Levi a fondare il Circolo Jazz Hot Milano in Galleria Vittorio Veneto, il primo jazz club in città e uno dei primi d’Italia, era consulente per alcune etichette musicali, suonava quattro strumenti e scriveva recensioni su ‘Il disco’, bollettino discografico. Sulla stessa rivista scriveva in quegli anni anche uno dei figli del Duce, Vittorio Mussolini, appassionatissimo di jazz. Fu lui ad avvisare Ezio dell’imminente pubblicazione delle leggi razziali". Ezio scappò, cercando di ricostruirsi una vita (anche musicale) a New York, fino a trovare riparo in Perù: "Lì divenne un businessman – continua Bragalini – Per colpa del Regime abbiamo perso un grande artista, insomma. Chissà cosa ci avrebbe regalato, vista la sua intensissima attività tra i 17 e i 23 anni". La musica rimase il suo hobby, pubblicò alcune canzoni pop nel Dopoguerra, tra le quali “Via Monte Napoleone“, e si occupò delle colonne sonore di cortometraggi firmati da Mario Monicelli e Alberto Lattuada, ma non ebbe più lo stesso successo di prima: morirà nel 2005 a Milano, in una casa di riposo, quasi dimenticato.

Ma riavvolgiamo il nastro della storia e torniamo al bollettino discografico: è tra le sue recensioni, infatti, che il professor Bragalini si imbatte in una “R.“ "R. Levi e non E. Levi: di chi erano quegli articoli scritti così bene? Ecco riemergere dalla storia Renato: non si trattava della stessa persona, non erano parenti, si conoscevano molto bene, erano cultori del jazz. È a loro che si deve la diffusione a Milano di autori fondamentali". Non solo Renato scriveva per la stessa rivista, ne era anche l’editore. E fu lui a pubblicare il libro di Ezio “Introduzione della vera musica jazz“, in parte sequestrato dai fascisti, in parte distrutto sotto le bombe. "Renato era proprietario di un negozio di dischi, prima in zona Brera, poi in via Verdi – continua il professore del Conservatorio –. Si schierò contro il blocco dell’importazione di dischi e della cultura dall’America, non abbandonò mai il suo negozio di Milano". Per conoscere il suo destino Bragalini è arrivato al Binario 21: "Qui, tra gli ebrei partiti sul primo convoglio, figurava un Renato Levi. La Fondazione Centro di Documentazione Ebraica non era però certa si trattasse dello stesso Renato. Così sono andato all’Archivio di Stato: se aveva un negozio accanto alla Scala molto probabilmente era benestante e aveva subìto confische da parte del Regime". Qui la conferma, la chiave di volta: un intero fascicolo “Renato Levi“, con al suo interno tracce delle 135 copie del libro dell’amico Ezio, sequestrate, e i suoi dati fino al tragico epilogo: morì ad Auschwitz.

Bragalini non si è fermato qui.  Ha cercato i discendenti di Ezio e di Renato. "Grazie a una quarantina di alleati che si sono appassionati alla ricerca e anche grazie al Comune di Milano sono riuscito ad arrivare ai nipoti: il primo febbraio venti verranno a Milano da tutta Italia, da Londra e da Sydney". L’emozione è grande, quanto quella di avere visto finalmente Renato in fotografia.

Nel frattempo i discendenti hanno spedito fascicoli e foto aggiungendo tasselli alla ricerca, che continua. L’ultima sorpresa in un faldone: "Una lettera in cui Ezio ricordava l’amico, il ’povero Renato’: sapeva che da Auschwitz non aveva più fatto ritorno". E Milano non può dimenticarlo: "Nel 2025 una pietra d’inciampo potrebbe portare il suo nome in via Fatebenefratelli, dove abitava – conclude il prof –. Intanto con il Conservatorio e l’Associazione Figli della Shoah dedichiamo a entrambi una narrazione-concerto: “Lo swing di Ezio e Renato Levi“".

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