Mamma Silvana fra le nipoti Alessandra (a sinistra) e Allegra Gucci
Mamma Silvana fra le nipoti Alessandra (a sinistra) e Allegra Gucci

Milano, 24 gennaio 2018 - Un amministratore di sostegno per Patrizia Martinelli Reggiani. Richiesta di mamma (convivente con la figlia nella stessa casa dove hanno ricevuto la visita dall’ufficiale giudiziario) della donna condannata a 26 anni di reclusione come mandante dell’omicidio dell’ex marito. Maurizio Gucci, erede di una grande dinastia di stilisti, viene freddato con tre colpi di pistola la mattina del 27 marzo 1995, nell’atrio del palazzo dei suoi uffici, in via Palestro a Milano.

Oggi l’ex ragazza dai magici occhi viola è una donna che si avvia alla settantina ed è definitivamente libera. Silvana Barbieri, madre novantenne di Patrizia, si è rivolta al tribunale civile di Milano per chiedere l’amministrazione di sostegno, una forma di controllo, per quando Patrizia sarà sola e due volte ereditiera. Una è l’eredità di mamma Silvana. L’altra è legata al vitalizio a favore di Patrizia che Gucci le aveva riconosciuto meno di due anni prima di essere assassinato. Patrizia Reggiani ne ha diritto, ha stabilito la Corte d’appello di Milano. Ma mentre si attende il pronunciamento definitivo della Cassazione, le due figlie della coppia hanno impugnato l’accordo davanti all’autorità elvetica.

FRONTE MILANESE. Silvana Barbieri chiede che la figlia venga tutelata da un amministrazione di sostegno nel timore che si ritrovi manipolata da amicizie, frequentazioni sbagliate o interessate. Patrizia, assistita dall’avvocato Daniele Pizzi, fa opposizione. «Nei due mesi - dice il legale - dal conferimento dell’incarico, grazie a un mandato di indagini difensive che mi ha conferito la signora, ho scandagliato con tutte le attenzioni la cerchia delle sue amicizie e posso escludere che abbia cattive frequentazioni. A oggi, Patrizia Reggiani è nullatenente. Viene chiesta una misura in previsione di un’eredità che al momento non esiste, di un patrimonio di cui non si conoscono né la tipologia né l’entità». L’avvocato Pizzi preanuncia una controffensiva: «Stiamo pensando di chiedere, a nostra volta, una forma di protezione per la persona che detiene il patrimonio che dovrebbe andare a Patrizia: sua madre». Pizzi lamenta ancora che la perizia sulla Reggiani sia stata affidata alla stessa psichiatra, Rossana Giove, che l’aveva seguita in carcere e i suoi consulenti, il medico legale Vera Arcari e lo psichiatra Riccardo Pettorossi, non siano stai coinvolti nelle operazioni. La perizia ha concluso per l’utilità di una “protezione” per Patrizia Reggiani, una volta in possesso della eredità. La richiesta è quella di una nuova perizia con un perito diverso, formulata nell’udienza di ieri davanti al giudice della nona sezione civile, sezione tutele, Ilaria Mazzei.

FRONTE SVIZZERO. Allegra e Alessandra Gucci si sono rivolte all’Organo di Conciliazione di Sankt Mortiz, per chiedere l’annullamento dell’accordo che i genitori, divorziati nel 1985, firmarono il 24 dicembre 1993 nella cittadina turistica dell’Engadina. Nell’accordo, registrato come “promemoria d’intenti”, Gucci si impegnava a corrispondere alla ex moglie 1,1 milioni di franchi svizzeri l’anno, vita natural durante. Il 14 settembre 2016 la quarta sezione civile della Corte d’appello di Milano ha riconosciuto il diritto di Patrizia di ricevere i dagli eredi di Maurizio (ossia le due figlie Allegra e Alessandra), nonostante la condanna: un assegno di un milione l’anno e 24 milioni di euro di arretrati. «Il comportamento penalmente sanzionato di Patrizia Reggiani – hanno scritto i giudici – non ha però avuto rilievo sugli accordi con Maurizio Gucci ed è irrilevante». E ancora: «Ogni altra valutazione attiene all’ambito morale e non strettamente giuridico e quindi non influenza l’interpretazione dell’accordo». La causa era stata promossa da Paola Franchi, compagna di Maurizio Gucci, che chiedeva alle figlie dell’imprenditore ucciso quel risarcimento che, come parte civile al processo, le sarebbe dovuto venire da Patrizia Reggiani. Ma le due ragazze, negli anni di detenzione della madre, iniziata nel 1997, si erano sempre rifiutate di versare alla Franchi i milioni del vitalizio.