Piero Lotito Ei fu. Napoleone, si sa, viene oggi ricordato nel bicentenario della morte. Stretto è il legame tra Milano e il Bonaparte, la cui fama è dovuta in parte a entusiastica ammirazione e in parte a feroce disapprovazione. Alla città il corso diede molto: ne modernizzò l’aspetto, spinse al completamento del Duomo, fece costruire l’Arena. Ma le sottrasse anche molto, a parte il calzolaio Anselmo Ronchetti, suo volontario fornitore....

Piero

Lotito

Ei fu. Napoleone, si sa, viene oggi ricordato nel bicentenario della morte. Stretto è il legame tra Milano e il Bonaparte, la cui fama è dovuta in parte a entusiastica ammirazione e in parte a feroce disapprovazione. Alla città il corso diede molto: ne modernizzò l’aspetto, spinse al completamento del Duomo, fece costruire l’Arena. Ma le sottrasse anche molto, a parte il calzolaio Anselmo Ronchetti, suo volontario fornitore. Ciò che prelevò – e l’eufemismo "prelevò" ci fa ancora arrabbiare – di più prezioso, furono i 13 codici leonardeschi della Biblioteca Ambrosiana, portati nel 1796 a Parigi in due casse mariuole. Neppure in forza del Congresso di Vienna riuscimmo a farceli restituire, data l’insipienza del barone Franz Xaver von Ottenfels, delegato dell’Austria per la Lombardia, il quale, non essendo di lungo ingegno quanto il nome, e trovando alla Biblioteca Nazionale il solo Codice Atlantico (gli altri erano stati distribuiti in luoghi diversi della Ville Lumière), stava quasi per tornarsene indietro per avere scambiato la grafia sinistrorsa di Leonardo per scrittura cinese. Per nostra fortuna, tra i commissari del Papa c’era anche Antonio Canova, che recuperò almeno il codice più grande. Gli altri sono bellamente rimasti in Francia.

E Napoleone, si racconta, di passaggio a Villa Manin di Passariano, ebbe l’impudenza di rivolgersi così a Canova: "È vero che gli italiani sono tutti ladri?". Ma lo scultore, senza batter ciglio: "Tutti no, generale: bona parte sì!". Canova, l’autore della statua in bronzo che raffigura appunto il Bonaparte, sistemata nel cortile del Palazzo di Brera. L’opera, fusa nel 1808 con il metallo dei cannoni di Castel Sant’Angelo, venne là collocata soltanto nel 1859. L’imperatore, qui in veste (si fa per pire, è nudo) di Marte pacificatore, tiene in mano un globo, che rappresenta il mondo, sormontato da una Vittoria alata. Bene, questa statuina fu rubata nel 1978 e mai più ritrovata. Quella che vediamo è una copia realizzata nel 1984. Ciò che intriga è il fatto che anche al gesso della statua, oggi alla Pinacoteca, fu poi rubata la Vittoria. Lo stesso ladro? Qualcuno che a Napoleone non vuole riconoscere meriti? Ai posteri, anche qui, l’ardua sentenza.