STEFANIA CONSENTI
Cronaca

Don Giussani, beatificazione più vicina con la parola ai testimoni: “Fu seminatore di speranza"

A maggio inizia la seconda fase dell’inchiesta diocesana sul fondatore di Comunione e Liberazione. Durerà un paio d’anni. Monsignor Massimo Camisasca: educava a vedere i segni di luce nel mondo

Don Luigi Giussani in mezzo a un gruppo di giovani di Cl. Nel riquadro, monsignor Massimo Camisasca

Don Luigi Giussani in mezzo a un gruppo di giovani di Cl. Nel riquadro, monsignor Massimo Camisasca

Giovedì 9 maggio, alle 17, nella Basilica di Sant’Ambrogio, l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, terrà la Prima Sessione pubblica della Fase testimoniale per la causa di beatificazione e di canonizzazione del Servo di Dio Luigi Giussani. Data e luogo non sono casuali. Come spiega monsignor Ennio Apeciti, responsabile del Servizio diocesano per le Cause dei Santi, “la solennità dell’Ascensione, che ricorre appunto il 9 maggio, era particolarmente cara al sacerdote e la Basilica Santambrosiana è sembrata la più adatta a esprimere il legame di un sacerdote ambrosiano con il suo ‘massimo patrono’. Infine, la vicinanza della Basilica all’Università Cattolica del Sacro Cuore vuole fare memoria del luogo nel quale per molti anni il Servo di Dio formò generazioni di giovani, comunicando loro il suo appassionato amore per la Chiesa”.

Il procedimento ha avuto inizio nel febbraio 2012: la Fraternità di Comunione e Liberazione chiese che si desse inizio al Processo (o Inchiesta diocesana) in vista della beatificazione e canonizzazione del suo fondatore, monsignor Luigi Giussani, nato a Desio il 15 ottobre 1922 e morto a Milano il 22 febbraio 2005 in fama di santità. L’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, accolse la richiesta e, secondo le norme emanate dalla Santa Sede, avviò la prima fase del Processo, la cosiddetta Fase documentale. Due teologi vennero incaricati di leggere gli scritti editi e di stendere una Dichiarazione che attestasse l’assenza di errori riguardo alla fede e alla morale e che illustrasse il pensiero teologico e la spiritualità del Servo di Dio, come da allora doveva essere chiamato monsignor Giussani. Allo stesso tempo venne nominata una Commissione storica, incaricata di raccogliere tutta la documentazione che permettesse di conoscerne la vita. Obiettivo di questa ricerca è quello di rendere fondata con i documenti la pertinenza e la convenienza della beatificazione del Servo di Dio, quale modello convincente di vita cristiana e, in questo caso, sacerdotale.

Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Cl, ha sottolineato: “Siamo profondamente grati per questa felicissima decisione. Riponendo nelle mani della Chiesa l’incontenibile desiderio che portiamo nel cuore di poter vedere presto don Giussani annoverato tra i beati e i santi del Signore”.

Milano – Massimo Camisasca, teologo, vescovo emerito di Reggio Emilia Guastalla, lei è stato al fianco di don Luigi Giussani per 45 anni, l’ha conosciuto molto a fondo. Che cosa ci avrebbe detto oggi, in una situazione così difficile dal punto di vista geopolitico?

"Negli ultimi anni della sua vita è intervenuto molto sui fatti di cronaca. Ricordo la caduta dello Space Shuttle Columbia, la guerra in Irak. Quindi si è sempre sentito partecipe della storia dei suoi giorni. Oggi direbbe certamente che laddove non c’è un cuore disposto a riconoscere il mistero nella vita si pone il fondamento della guerra, il fratello diventa un nemico, se invece si comincia a guardare all’altro come a qualcuno che è stato posto nel mondo dallo stesso Dio che ha creato noi allora si pongono le basi perchè possa nascare un diverso rapporto fra le generazione, fra le nazioni, fra gli uomini".

Lei ha definito don Giussani un genio della fede, dell’umanità. Ci avrebbe anche aiutato a coltivare la speranza...

"È stato un seminatore di speranza. Pensi che i suoi primi articoli, degli anni Sessanta, che sono stati raccolti in un volume, hanno il titolo “Porta la speranza“. Egli ha sentito come la speranza fosse esperienza riassuntiva di tutta la sua vita, da insegnare agli uomini. Come? Educarli a vedere i segni di luce che pure ci sono nel mondo, aiutarli a guardare le persone che nelle difficoltà non perdono la possibilità di camminare, perché sanno che c’è qualcuno che li tiene per mano, che li aiuta ad attraversare le selve più oscure".

Quali sono state le sue prime impressioni quando ha incontrato don Giussani?

"Aveva la capacità di leggere gli avvenimenti con uno sguardo non scontato. L’ho conosciuto quando avevo quattordici anni, nel 1960. Era stato ordinato sacerdote quindici anni prima e aveva lasciato l’insegnamento della teologia in seminario e inizizato a insegnare religione per stare a contatto con i giovani e favorire la rinascita della fede cristiana nei loro cuori. Conoscerlo e stargli accanto ha significato per me allargare lo sguardo, imparare a vedere più in profondità dentro le cose".

Il processo di beatificazione che tempi ha?

"Canonicamente inizia il 9 maggio con l’ascolto dei testimoni. Entro un paio d’anni dovrebbe essere completata tutta la fase e arrivare a Roma".

Lei ha realizzato diversi libri su di lui e l’ultimo uscirà a giugno per le edizioni San Paolo.

"Ho scritto tre volumi sulla storia di Cl, un altro su “Padre Giussani La sua esperienza dell’uomo e di Dio“. Fra due mesi uscirà “Introduzione a Don Giussani“, un libro che ho voluto fare per esporre in modo semplice, forse anche semplificato, il suo pensiero. Per farlo conoscere a chi non l’ha mai conosciuto".

Pillole di fede, ma per chi non ha la fortuna di credere?

"Troverà sollecitazioni interessanti per la sua umanità, perché possa nascere a un respiro più grande. Come respirare in montangna e non fermarsi alle polveri delle nostre città. Ci sono grandi strade nella vita che possono condurci a respirare meglio,la poesia, la letteratura, l’arte, la musica. Don Giussani è stato molto proattivo in questi campi e ci ha insegnato a trovare la bellezza che come ha detto Ratzinger è stato il punto riassuntivo di tutta la sua vita, “è stato un uomo ferito dalla bellezza“".

Alcuni hanno tradito gli insegnamenti del maestro, particolarmente in politica. Che cosa dice?

"Dico che non tutti quelli che appaiono sulla stampa dei traditori lo sono stati realmente, forse si può chiamarli peccatori".

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